Il golf nella testa – La mental coach

Il golf nella testa è una rubrica del nostro blog dedicata a chi pensa che il “golf sia tutta una questione di testa”. Per loro e per chi vuole capire perché con lo stesso movimento non si raggiunge sempre lo stesso risultato Sonja Caramagno cura questo spazio. Mental coach di professione, Sonja lavora con professioni del karate (FIJLKAM) e del golf (Parco di Roma Golf Club e Olgiata Golf Club).

Contatti:
email: Sonja.caramagno@gmail.com
Skype: Sonja.caramagno



Golf nella testa

Non vorrai giocare su un campo simile e non aver in testa come comportarti?

IL GOLF NELLA TESTA / 6 – RIDISEGNA LA TUA BUCA

Pubblicato il 21 marzo 2017

Come ogni buon giocatore che si rispetti, avrai già girato l’Italia in lungo e in largo per i campi più belli e interessanti, cimentandoti in chissà quante gare. Ti sarà capitato almeno una dozzina di volte di confrontarti con un campo a te già noto. Proprio quello che non è stato così clemente. Esatto: dove hai collezionato uno score che non ti ha reso giustizia.

Quel campo esattamente ha la buca 9 che ti ha regalato un boogie doppio o anche triplo. 

Il dato interessante è che nella tua prossima gara dovrai ripercorrere quello stesso campo e soprattutto quella la stessa buca, con tutto ciò che si porta dietro.  La cosiddetta “profezia che si auto-avvera”.  

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Golf nella testaIL GOLF NELLA TESTA / 5 – DA OGNI GARA ESCI DIVERSO DA COME SEI ENTRATO: HAI L’ORO NELLE TUE MANI

Pubblicato l’8 novembre 2016

Diciotto buche sono tante e lo sai bene. Se non fosse per la forte e smisurata passione per il gioco e il grado così elevato di soddisfazione personale, sfidare te stesso sul campo sarebbe un onere assai gravoso.

E’ alla fine della gara poi, che raccogli tutti i cocci, come si dice a Roma. Conclusa la diciottesima buca, ti accompagna la consapevolezza che quelli saranno stati gli ultimi colpi della giornata. E, in particolare, l’ultimo colpo in assoluto ha il sapore del distacco da qualcosa o –  a volte – di sana liberazione.

Ecco è li, proprio in quel momento su cui voglio focalizzare l’attenzione: in quel preciso istante in cui raccogli la pallina dalla buca dell’ultimo green tu hai l’oro in mano.

E’ li che sento ogni giocatore sintetizzare tutta la gara con un “è andata bene”, “le prime nove sotto il par, le seconde nove un disastro!”, “dove avevo la testa oggi?”, “le ho imbucate tutte!”. E poi, che succede? Ti sei mai chiesto su cosa focalizzare la tua attenzione per raccogliere il massimo dall’esperienza appena vissuta? La gara di golf è un’esperienza nel vero senso della parola. E ogni esperienza crea nuove consapevolezze, ma solo se portate alla luce e osservate.

Ti chiedo pertanto: “Cosa hai sentito durante la gara, cosa hai provato? Quali sensazioni? Quali sentimenti?” Raccogli tutto ciò che hai sentito e osservalo dall’esterno, senza giudizio ma solo con una lente di ingrandimento. Alla fine fai una bella fotografia. “Così ti piace? Cambieresti qualcosa? Cosa in particolare?”.

Ora, riparti da quella fotografia alla tua prossima gara, e se vuoi cambiarne un pezzettino rimodella nella tua testa l’oggetto su cui intendi lavorare. “E’ il respiro? È la convinzione? È il coraggio?” Qualsiasi cosa sia, vedrai che con pazienza, osservazione e applicazione certosina, in breve tempo, potrai tenere in mano una fotografia nuova.

E poi alla fine ringrazia sempre il gioco del golf, l’Università della vita secondo il maestro dei coach Tim Gallwey. Il golf infatti lo è a tutto tondo. “Da ogni gara ne uscirai sempre cambiato rispetto a come ne sei entrato. Oro nelle tue mani”


Golf Mental Coach

IL GOLF NELLA TESTA / 4 IL SEGRETO DEL PUTT AUTENTICO

Pubblicato il 13 settembre 2016

Green raggiunto, ti accingi a prendere il tuo putter sistemato con cura nella sacca. Adesso tocca a lui, è il suo turno. Sei ad un passo dal chiudere la buca, dal portare a casa un buon risultato, e gli stati d’animo che ti attraversano sono molteplici. Le aspettative sono tante, e la paura di sbagliare aleggia nell’aria e ti attraversa i pensieri. Stringi quindi la pallina, la maneggi con fare solerte, la appoggi sul terreno, prendi la linea, sfoggi una tecnica provata e riprovata con il maestro nel putting green la settimana precedente.

Ti chiudi in una sorta di concentrazione monacale, un ultimo sguardo alla buca e lasci andare il movimento.

Al di là del risultato finale e del numero di volte con cui avrai puttato, i commenti più in voga che ho il piacere di ascoltare da questo momento in poi sono: “Oggi non ne imbuco uno!” oppure “E’ da un mese che soffro il green!“. O ancora “In campo pratica sono un mostro, qui invece faccio casino anche dalla corta distanza”.

La domanda che ti pongo è: di chi sono quelle mani che stringono il grip? Cosa succederà se non avrai puttato bene? Qual è il vero significato che sta dietro a quel putt?”.

La tua mente può prendere il sopravvento, nonostante tu riconosca di aver tirato mille colpi simili a quello. Mai uguali, vero, ma il putt non è cambiato e la tecnica è sempre la tua. Il punto è che stai vestendo un abito più pesante e più scuro. Come se avessi addosso una pelliccia in piena estate!

La paura di fare un buon colpo supera spesso la gioia di imbucare e le aspettative di agguantare un birdie o un buon par hanno il potere di bloccare potenzialmente anche il tuo colpo migliore.

Dopo aver fatto la dovuta analisi quindi, sgancia quel colpo naturalmente, fai dondolare il tuo putt al ritmo del tuo respiro e lascia partire il colpo che senti. Cioè quello che ti rende un tutt’uno con il green e che ti aiuterà a raggiungere il tuo obiettivo dalla posizione in cui sei.

Riappropriati della tecnica che possiedi: come ben sai le tue mani sono più esperte di quanto lo sarà mai la tua testa. E come diceva qualcuno in un noto film, lascia andare il colpo autentico!


Golf nella testaIL GOLF NELLA TESTA / 3 – LA POZIONE PER IL COLPO MAGICO

Pubblicato il 19 luglio 2016

Non di rado in campo partecipo a veri e propri momenti di magia: giocatori che per due, tre buche o addirittura nove di seguito, tirano ogni colpo con sicurezza e senza paura. Oppure leggono perfettamente il campo, la velocità del vento, le condizioni dell’erba o del bunker. O elaborano naturalmente strategie ottimali per gestire la gara e azzeccano sempre il bastone giusto per ogni colpo.

In fondo, sono loro stessi a dire: Mi sento magico! Non sbaglio un colpo! Oggi è tutto così semplice!

In questi casi, cosa succede al golfista? Le sue magie sono frutto di coincidenze isolate?

Sembrerebbe così ogni volta che questo “stato di grazia” finisce, e io devo rispondere a domande del tipo: Come ci sono riuscito? Come faccio a replicare quel colpo? La risposta però non sta nel mero gesto tecnico, ma nella capacità di replicare le condizioni positive di trance agonistica in cui vi siete assorti e da cui sono nate quelle magie. Non focalizzatevi sul colpo che avete giocato, dunque, ma riconoscete lo stato interiore che lo ha generato.

Volendo stilare una piccola guida per recuperare l’esperienza “magica”, una sorta di ricetta per ottenere la giusta “pozione”, vi consiglio allora di concentrarvi sul respiro, l’energia e gli organi di senso. Naturalmente, la pozione va assunta prima di entrare in campo: il momento più importante è quello in cui si decide di lasciare fuori dal terreno di gioco ogni fonte di distrazione e preoccupazione.

Sgomberate la mente da ogni pensiero agganciandovi al respiro. È il diaframma che mescola la pozione e, al tempo stesso, bilancia l’adrenalina che in dosi eccessive indurrebbe a un’eccitazione poco gestibile.

Una buona tecnica respiratoria vi connette meglio, prima di tutto, con voi stessi, e poi con il campo. Adesso i piedi sono ben ancorati al terreno, che gli rimanda energia e linfa vitale; l’olfatto riconosce il profumo dell’erba su cui camminate, o quello dei fiori portato dal vento amico; il tatto è al massimo della percezione, voi siete un tutt’uno con il bastone e ormai riuscite a godere anche con l’udito il giusto impatto della pallina; con la vista, infine, vi sembra di indovinare già la traiettoria che la manderà in buca.

Come dite? Manca il gusto? Mettete in pratica la ricetta: sentirete di nuovo il sapore del colpo magico!

Pallina golf

IL GOLF NELLA TESTA / 2 – IL MODO GIUSTO PER FARE COLPO

Pubblicato il 22 giugno 2016

Palline che volano, zolle che decollano, corpi che si avvitano nei loro migliori swing. In campo succede di tutto, così come nella vita. Assistiamo a continui cambi di strategie, a una alternanza di sorrisi e bronci, occhi di tigre o di agnello.

Questa giostra di decisioni e emozioni richiede un continuo impegno di risorse personali.

La risorsa a cui voi golfisti dovete appellarvi, e che mi ha sempre affascinata, è l’attenzione. Si tratta dell’apice della concentrazione che ogni volta, in gara, siete chiamati a raggiungere quando colpite la pallina, da qualsiasi posizione essa sia.

Tuttavia, non è sempre facile ottenere questo grado di attenzione. In campo, infatti sento spesso discutere più dei colpi precedenti o di quelli futuri che del colpo che ci si appresta a tirare. “Se quel colpo fosse stato più a destra non sarebbe finito in acqua”.

Se alla buca nove fossi uscito meglio dal bunker, adesso sarei due colpi sotto”. “Se alla 10 gioco come sempre, porto a casa un bel birdie” e altre frasi analoghe. Tutte potenzialmente vere, ma il più delle volte pronte a distrarre l’attenzione dal tiro che dovete affrontare in quel momento. Condizionandolo.

Un modo più efficace di “stare in campo” invece è quello di affrontare ogni colpo come fosse il primo e l’ultimo della gara. Se ci pensate un attimo, infatti, il colpo futuro non è ancora arrivato e quello venuto male è ormai andato, quindi è inutile spenderci energie. Potete influenzare solo il momento presente.

E poi, perché pensare di giocare la stessa buca dello stesso campo sempre allo stesso modo? Se siete veramente attenti, non riprodurrete mai esattamente gli stessi gesti: l’attenzione deve essere sempre maggiore del naturale automatismo con cui gestite un colpo.

In altre parole, l’unico colpo su cui potete avere un’influenza reale è quello che state per tirare. La vostra capacità di dedicarvi completamente al singolo tiro è legata alla generazione di nuovi stimoli e nuove percezioni, liberi dall’influenza delle sensazioni e delle emozioni legate al passato. Se provate a usare così le vostre risorse interiori e le vostre migliori abilità tecniche, farete davvero colpo!


Golf nella testa

Sonja Caramagno in azione

IL GOLF NELLA TESTA – IL CAMPO NON E’ VOSTRO NEMICO

Pubblicato 

Specchi d’acqua, bunker e fossi di sabbia. Alberi che oscurano la visuale, erba alta da cui sembra impossibile uscire e bandiere da conquistare. Potrebbe essere la descrizione di uno scenario di guerra, terra di scontro fra soldati armati delle peggiori intenzioni.

Invece è la possibile fotografia di un più serafico campo, che non c’entra nulla con la guerra, ma soprattutto non incarna un nemico da sconfiggere. Per fortuna, si tratta solo del luogo che ospita il vostro gioco.

Eppure, prima ancora di iniziare a giocare, sento spesso i golfisti esordire con frasi come “questo campo è difficile”. Oppure “questo campo è pieno di ostacoli”. e “l’erba del rough non è curata”. Oppure “i bunker non hanno sabbia” e simili.

Tutte espressioni che, se ci fate caso, trasformano il campo quasi in un soggetto volutamente ostile. A mio avviso, concentrarsi su dati che non sono modificabili può diventare motivo di frustrazione. In alcuni casi si rischia di originare un blocco.

Una via di uscita da questo “bunker” mentale potrebbe essere considerare il campo e i suoi ostacoli come parte integrante del gioco. Anzi: vederle come tappe necessarie per raggiungere il green e l’ultima buca. In altre parole, quelle che all’inizio possono sembrare nemiche da abbattere, in realtà sono solo le condizioni imprescindibili per giocare e fare risultato.

Il campo è il punto di partenza, la vittoria non può che passare da lì. Ed è con lui che si deve entrare in connessione, instaurare un feeling. Perciò, accettatelo e trattatelo bene: questo cambio di prospettiva sarà determinante per il vostro gioco. Assecondare la forma del terreno e le asperità del percorso potrebbe farvi fare lo score, liberare il vostro meglio. E, perché no, divertirvi lasciando ogni pensiero ostile fuori dal campo. Ossia il vostro alleato numero uno.


CHI E’ SONJA CARAMAGNO
Life, Business, Sport Coach e Trainer. Associated Certified Coach secondo le linee ICF (International Coach Federation) lavora sull’equilibrio delle dinamiche relazionali, sulla comunicazione interpersonale assertiva ed efficace. Esperta dello sviluppo delle leve motivazionali delle persone in ambito sportivo con atleti, enti pubblici, aziende e privati. Segue come coach professionisti del Karate – FIJLKAM – e del golf – Parco di Roma Golf Club e Olgiata Golf Club.

“Credo che l’ambiente sportivo sia il più idoneo per liberare le proprie energie e valorizzare le proprie potenzialità”

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