Caro-bollette, l’idea di Federgolf: un consorzio di tutti i circoli per un impianto di rinnovabili

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Ormai è l’incubo quotidiano di presidenti e proprietari di campi da golf: la bolletta energetica è la preoccupazione numero uno in questi ultimi sei mesi. Purtroppo lo è e lo sarà ancora a lungo. Il caro-bollette ci accompagnerà per un altro anno almeno, a prescindere dalle scelte di Putin, Zelensky e del resto del mondo. Per far fronte alla seconda emergenza nel giro di due anni è scesa in campo la Federazione Italiana Golf.

di Sauro Legramandi

Il presidente Franco Chimenti ha convocato i presidenti di tutti i circoli a Tolcinasco (Milano) e ha illustrato loro un possibile piano per fronteggiare questa situazione drammatica. Il numero uno di Federgolf si è detto prima soddisfatto della massiccia partecipazione e poi ha illustrato il suo progetto. “Quella del caro-bollette è una problematica non risolvibile nel breve periodo, non illudiamoci – ha detto -. E per questo credo sia necessaria una posizione comune tra la Federazione e i circoli. L’idea è formare un consorzio energetico tra tutti noi. Così facendo, uniti, potremmo condividere gli impatti patrimoniali degli investimenti da eseguire e i vantaggi da essi derivanti. Il risultato servirebbe a calmierare il costo dell’energia per tutti gli aderenti al consorzio”.



Caro-bollette “da stabilizzare e contenere tutti insieme”

Dalle parole ai fatti il passo è stato breve. Federgolf ha scelto chi dovrebbe portare avanti un simile e ambizioso progetto. Si tratta di Key to Energy, società di consulenza del settore energetico con alcuni colossi italiani come clienti. A nome di Key to Energy ha parlato Luca Piemonti. “Noi vogliamo trovare una soluzione di lungo periodo, qualcosa che metta al sicuro i circoli di golf per i prossimi 20-30 anni. Puntiamo a stabilizzare prima e contenere dopo le spese energetiche. Non lo facciamo puntando sul gas bensì sulle rinnovabili. E pensiamo a tutti, anche a chi si è già messo in moto per provvedere da solo per far fronte al caro-bollette”.

Come immaginabile, l’intervento guarda oltre l’emergenza contingente, quella esplosa con il conflitto russo-ucraino ma già presente in tempi non sospetti. Le risorse energetiche classiche prima o poi finiranno e per questo non resta che puntare sulle rinnovabili. Chiaro che la corsa al fotovoltaico non tocchi solo il mondo del golf ma l’imprenditoria italiana nella sua totalità. Altrettanto chiaro, purtroppo, che l’Italia non era pronta a una simile accelerazione verso le rinnovabili.

Di fatto cosa prevede la proposta di Franco Chimenti? In estrema (anzi estremissima) sintesi l’idea prevede la formazione di un consorzio nazionale composto dai circoli in primis e, quindi, dalla Federazione. Questo consorzio acquisterà un terreno in Italia e, una volta incassata l’autorizzazione, vi costruirà un impianto fotovoltaico. I soci del consorzio attingeranno da questo impianto l’energia necessaria.   

Ripeto: si tratta di una semplificazione, di un discorso che appare ancora in fase embrionale. Appare scontato che l’unione fa la forza: più circoli investiranno nel consorzio, maggiore sarà il peso “politico” del sodalizio e maggiore sarà il ritorno in termini di risparmio.

Ma quanto sarà l’investimento e quanto sarà il risparmio? Alla Federazione e a Key to Energy l’ardua risposta. A breve dovrebbero venir messi nero su bianco numeri e tempi del progetto.

Nel frattempo Franco Chimenti ha incassato il via libera informale dei circoli.


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