Storia di golf di Natale 2 – Il lento, il marshall e il cattivo

Natale si avvicina e eccovi pubblicata la seconda storia di golf di Natale. Stavolta Luca Ravinetto dà vita a due personaggi opposti, ossia il prepotente e l’indeciso. Quello che gioca a golf perché di John Rambo ce n’è già uno e quello che gioca perché cacciato dal tavolo della briscola chiamata. Nessun segretario di circolo vorrebbe due personaggi così tra i soci, nessuno – per ragioni di ordine pubblico – li farebbe mai partire nello stesso team. 

Al Bardarolo R&A Golf Club – forse smaniosi di una selezione naturale – invece lo hanno fatto, sempre con lo zampino di Giacomino. (sl)

PS – I riscontri della prima storia di golf di Natale sono stati buoni. Grazie Luca !


IL LENTO, IL MARSHALL E IL CATTIVO
– di Luca Ravinetto

Al Bardarolo R&A Golf Club non poteva mancare il giocatore più cattivo del mondo. Era un vero teppista e viveva di prepotenza. Era arrogante e pieno di sé, ma soprattutto era cattivissimo! Si chiamava Filiberto Cozzi e durante gli anni aveva minacciato tutti i soci vibrando il bastone in aria. Il suo carrello elettrico aveva le ruote borchiate con punte di ferro e lame rotanti. Quando andava dal caddie master Franco per farsi pulire i bastoni manifestava sempre una certa furia e si divertiva a scaldare la testa dei bastoni con l’accendino cosicché Franco, andandoli a prendere con la mano, si bruciasse le dita.

Alla sua prima gara Filiberto arrivò tardi alla partenza e lo starter voleva dargli due colpi di penalità. Da quel giorno lo starter non è più in grado di stendere completamente l’indice della mano destra e da quel giorno Filiberto può partire quando vuole. Filiberto “Cattiveria” Cozzi aveva la pelle consumata dal sole e indurita dal vento, masticava tabacco e sputava in continuazione.

La prima volta che si scontrò con Forteguerri fu durante la ricerca di una palla. Passati i cinque minuti concessi dalle regole il marshall del circolo gli si avvicinò per fargli notare che la palla era da considerarsi persa. Trovarono Forteguerri molte ore dopo legato a una pianta con una palla in bocca e sulla maglietta una grossa scritta colore rosso sangue… “IO SONO UNA PALLA PERSA!!”

Il lento: Pierdonato Petting Bardelloni

Lasciamo per qualche istante Cattiveria Cozzi. Vi voglio parlare di un altro pezzo da novanta del Bardarolo R&A Golf Club, uno che avrebbe preso per sfinimento anche un monaco buddhista tanto era lento. Pierdonato Bardelloni, il giocatore più lento della storia del Golf.

Sappiamo molto bene che la lentezza nel gioco scaturisce da una serie di fattori tecnici e meno, ma soprattutto emerge dall’animo stesso del giocatore. E’ impossibile velocizzare un giocatore lento. Ci puoi spendere tempo e parole, dare penalità e intimorirlo, sarà sempre tutto vano.

Chi giocava insieme a Pierdonato perdeva ben presto l’uso della parola sostituendola con sospiri. Alcuni – presi dallo sconforto – chiamavano a casa per avvertire che stavano bene e che non gli era successo niente di grave. La segreteria sapeva che quel giorno la classifica sarebbe stata stampata ben dopo il tramonto. Il presidente cercava di intrattenere lo sponsor a suon di barzellette e pasticcini: intanto il sole era tramontato e Bardelloni era ancora in campo, in ritardo su qualsiasi time-sheet. Quando Pierdonato saliva sul tee della diciotto i soci cominciavano a incitarlo e a sbracciare nel senso del green incoraggiandolo a non mollare. Erano urla e grida che ricordavano quelle che nel 1949 accolsero Fausto Coppi all’arrivo della Cuneo-Pinerolo.

Pierdonato aveva il passo lento, arrivava sempre da ultimo e la routine era estenuante. Controllo della distanza, controllo del lie della palla, ciuffetto d’erba per la direzione del vento, scelta del bastone, prova, seconda prova. Ancora ciuffetto d’erba, ricalcolo bastone, prova, ancora una prova, avvicinamento alla palla, waggle, secondo waggle. Sguardo al bersaglio, ancora un waggle, sguardo fisso sulla palla, pesticcìo di piedi. Un ultimo interminabile sguardo al bersaglio e swing non privo di esitazioni.

Purtroppo per il resto dei giocatori non solo Pierdonato era molto lento, ma era anche un pessimo puttatore. Quando poteva sembrare che finalmente la buca fosse finita lui riusciva a rallentare ulteriormente mancando in serie putt di pochi centimetri. E ogni volta rimarcava la palla e ricontrollava la direzione. Non imbucava mai, non la metteva mai dentro.

Ironizzando sulla sua lentezza inconcludente e la sua incapacità nel putting, lo soprannominarono Petting, Pierdonato Petting Bardelloni. L’uomo con cui la pazienza diventava rassegnazione, colui che non conclude mai.

Combattere il gioco lento? Impossibile con Petting

Inizialmente fu adottata la manovra classica tipica dei benpensanti, cioè quella di scuoterlo a una nuova visione di gioco mettendolo insieme ai golfisti più veloci del club. E’ la strategia che adotta chi si scorda che da sempre la lepre non può insegnare la velocità alla tartaruga.

Per provare a velocizzarlo, dopo il vano tentativo dell’affiancamento di giocatori veloci, gli fu messo alle calcagna Forteguerri sperando che gli infiniti colpi di penalità per gioco lento potessero smuoverlo. Si dimostrò la scelta più sbagliata perché per recuperare i colpi di penalità decise di adottare una routine ancora più meticolosa.

I suoi compagni di gioco avevano spesso visioni mistiche. La più famosa fu quella che ebbe il presidente Staccioli alla tredicesima buca sotto il sole cocente in una gara di luglio. Un giorno con routine interminabili ad ogni colpo e già quarantasette putt sullo score. Due ore di ritardo sul team avanti, finché non gli apparve San Sebastiano intento a ingannare l’attesa contando le frecce che lo trafiggevano.

Il presidente, sconvolto da quella visione, convocò d’urgenza il consiglio direttivo e a notte fonda dopo le più improbabili teorie fu deciso di farlo affiancare da un caddie.
Al tempo convincere un giocatore all’utilizzo del caddie non era difficile, i caddie erano l’avanguardia, avere il caddie era sinonimo di essere un grande giocatore.

Giacomino era il multitasking degli anni 80 e doveva fare quello che oggi facciamo fare ai software più rinomati. Oggi abbiamo il carrello elettrico che ci porta la sacca, l’app che ci dice la distanza dalla buca e il dislivello, magari anche quella che ci calcola il vento e il livello di umidità. Fra poco avremo quella che rileva il lie della palla e in base allo stato d’animo del giocatore e il suo stato di forma fisico consiglierà il bastone giusto. Al tempo tutto questo non c’era e doveva farlo il caddie. Inoltre doveva avere conoscenze di psicologia e motivare positivamente il giocatore, tirarlo su di morale nei momenti di sconforto e riportarlo coi piedi per terra durante gli eccessi di euforia. Inoltre, ma non ultimo, doveva essere anche maestro, proprio lui che non era mai stato allievo.

Giacomino le provò tutte per velocizzare Pierdonato Petting Bardelloni. Camminava velocemente, cercava di dirgli tutti i dati il più velocemente possibile. Gli proponeva già il bastone da giocare, gli diceva le distanze e le condizione del colpo mentre si avvicinavano alla palla. Giacomino era l’ultima generazione di cellulare con tutte le applicazioni aggiornate e un collegamento a 10G, ma tutto fu inutile. Giacomino si arrese e decise di proporre un rimedio non certo politically correct ma comunque un rimedio e al presidente disse: “proviamo a farlo giocare col signor Cozzi“!

Il presidente Staccioli, il vicepresidente Busoni e il direttore si guardarono vicendevolmente senza riuscire a nascondere una speranza in un pensiero così brutto. Cattiveria Cozzi gli avrebbe fatto male, molto male.

La gara: Cattiveria contro Petting

Filiberto Cattiveria Cozzi era noto in tutta la Toscana. Aveva picchiato tre starter che non volevano farlo partire oltre i cinque minuti di ritardo, due green-keeper che non avevano smesso di tagliare il fairway della buca dove stava giocando, un segretario che insisteva a fargli pagare il green-fee. E anche un maestro che insisteva ad essere pagato dopo una lezione.

La gara iniziò e Petting Bardelloni cominciò subito sul tee shot della prima buca con la sua routine estenuante. Cattiveria Cozzi lo guardava prepararsi e mentre lo faceva masticava tabacco e mentre masticava sputava per terra. Ad ogni prova corrispondeva uno sputo di tabacco, il conto alla rovescia era partito.

Il gioco preseguì senza grandi tensioni fino al fairway della buca quattro dove Pierdonato Petting Bardelloni mandò la palla verso il fuori limite di sinistra.
Cercarono la palla per cinque minuti ma non trovandola e non avendo giocato la provvisoria Forteguerri sentenziò: “Giorgio, secondo le regole del Royal & Ancient perdi colpo e distanza, devi tornare alla partenza a giocare il terzo colpo”. Cattiveria Cozzi strinse Forteguerri al collo e gli strofinò il viso sull’erba intimandogli “fagliela giocare da qua. Cosa ti frega di queste stupide regole? Fagliela tirare da qua un’altra palla e muoviamoci” . Forteguerri si tolse i fili d’erba che aveva in bocca, ingoiò quelli che gli erano scesi in gola e acconsentì a quella ruberia.

Petting Bardelloni colse la cosa come un’opportunità: “Veramente la posso giocare da qua?”. Cattiveria Cozzi lo guardò con disprezzo: “Certo che puoi, ma con due colpi di penalità”.
 

In otto buche un ritardo di un’ora e 45 minuti

Storia di golf di Natale: a molti vien voglia di gettar via guanto e putter dopo aver giocato con Petting...

A molti vien voglia di gettar via guanto e putter dopo aver giocato con Petting…

Alla buca otto il team era in ritardo di un’ora e quarantacinque minuti. Petting Bardelloni continuava con routine estenuanti. Cattiveria Cozzi cedette ai suoi istinti e lo cominciò a prendere a calci nel sedere per tutta la lunghezza del fairway. Ad ogni calcio gli sbraitava contro “questo è per dove tira il vento, questo è per il dislivello, questo è per la distanza, questo è per la posizione dell’asta” e così via fino al green.

Arrivati sul green dell’ottava buca Petting Bardelloni era ormai rintontito dalle botte, pronto per puttare da un metro con la bandiera dentro la buca, Forteguerri segnalò che stava per essere commessa un’infrazione alle regole. Cattiveria Cozzi sputò sul green il tabacco che aveva in bocca, prese l’asta e cominciò a usarla per picchiare Forteguerri. Lo fece con tutta la forza che aveva in corpo, poi la rimise in buca e chiese: “Mio caro marshall, pensi che Giorgio possa imbucare con l’asta dentro la buca?”. Forteguerri, impossibilitato a parlare dal dolore, annuì con la testa.

Fu così che per velocizzare il gioco furono cambiate una infinità di regole. A Petting Bardelloni fu concesso di togliere gli impedimenti sciolti negli ostacoli. La palla mossa sul green fu declassata a sbadataggine. Ognuno tirava quando voleva bastava fosse pronto e dal fuori limite fu concessa una sorta di rimessa laterale. Forteguerri si arrese: quel giorno il giudice arbitro fu la cattiveria di Filiberto Cozzi. Comunque tutto quel rimpasto delle regole servì a poco, arrivarono sul green della nove in tre ore e quaranta minuti.

A Giacomino non resta che il piano G.

Il piano di utilizzare Cattiveria Cozzi aveva fallito. Così Giacomino optò per un altro piano ancora, un piano che solo lui conosceva e sul tee della decima buca, mosso a compassione, andò da un malconcio e zoppicante Petting Bardelloni. Gli disse: “Signor Bardelloni beva questo, vedrà che le darà forza”.

Il presidente vide il gesto e pensò a una qualche pozione magica perché già dopo pochi minuti Bardelloni accelerò il passo tirando senza fare prove o waggle, camminando velocissimo. Le ultime buche le fece correndo all’impazzata, firmò lo score con ancora il putter in mano, lo consegnò a tempo di record e sparì velocemente dalla segreteria.

Il team di Bardelloni completò le diciotto buche in quattro ore e trenta minuti, recuperando il tempo perso e con ben venti minuti di anticipo sul time sheet.
Al Bardarolo R&A Golf Club si parlò molti giorni dell’accaduto, sia delle regole che Cattiveria Cozzi aveva imposto che di quella pozione magica che Giacomino gli aveva fatto bere.

Una pozione del genere sarebbe stata la soluzione a quella lentezza che stava invadendo il Golf mondiale, averla potuta brevettare sarebbe stato un business
garantito, una scoperta da vincere il premio Nobel.

Quando vidi Giacomino gli chiesi cosa avesse fatto bere a Petting Bardelloni perché ero curioso di sapere quale fosse la pozione più potente delle botte di Cattiveria Cozzi e più potente di tutto quel rimpasto di regole. Lui si guardò intorno, vide che non c’era nessuno e mi rispose: “Il Guttalax!  Sul tee della uno dategli il Guttalax, vedrete come corre. Funziona garantito!”.

Giacomino era un portento e sapeva come risolvere ogni problema.

Ancora oggi quando vedo qualcuno un po’ troppo lento a giocare, intento a guardare il bersaglio dal monocolo, con in mano il cellulare e al polso l’orologio per sapere ogni dato possibile sul colpo da giocare, penso che la migliore soluzione per farlo accelerare sia dargli quella pozione magica.


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Storia di golf di Natale – Giacomino, il caddie con la nebbia

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