Haley, Lucy e Karine, storie di Golfiste con la G maiuscola

di Sauro Legramandi – @Sauro71
Haley, Lucy e Karine sono tre donne con le palle. Non c’è francesismo che tenga davanti a queste tre giocatrici che, per un motivo o un altro, sono salite alla ribalta del golf professionistico internazionale. Ognuna con una storia diversa alle spalle, ma ogni storia è meritevole di essere raccontata e condivisa.

Haley Moore e il sogno… realizzato

La prima storia, forse la più bella, è quella di Haley Moore, 21enne californiana che sognava di diventare una giocatrice professionista. Tra lei e il sogno, un fisico ingombrante e per nulla attraente per sponsor e media. Quel corpo le ha fatto conoscere il bullismo sin dai primi anni a scuola. “Quando sedevo in mensa – aveva raccontato alla rivista Golfweek qualche mese fa – gli altri si alzavano e mi lasciavano sola”. La sua manifesta superiorità con driver e putter non ha fatto altro che aumentare l’astio e la cattiveria nei suoi confronti.

Donne con le palle PINEHURST Haley Moore impegnata nelle Q-Series (foto di Matt Sullivan/Getty Images/AFP).

PINEHURST Haley Moore impegnata nelle Q-Series (foto di Matt Sullivan/Getty Images/AFP).

Il Sogno però è il Sogno: una volta finito il percorso scolastico, Haley Moore si è iscritta alle Qualifying School, i tornei di qualificazione per giocare sull’LPGA Tour, il circuito professionistico Usa. Non essendo ricca, sua madre ha lanciato una raccolta fondi online per coprire i costi di iscrizioni, voli, vitto e alloggio. Fortunatamente la risposta non si è fatta attendere e la cifra per il Sogno è stata raccolta in tempo.

La rivincita di Haley Moore: lei nel 2020 sarà una professionista di golf, di chi l'ha bullizzata si sono perse le tracce Condividi il Tweet

Viste le premesse una simile vicenda non poteva non avere un lieto fine. Nelle scorse settimane Haley Moore ha chiuso in 11esima posizione l’ultima e decisiva gara della Q-School. I tornei di qualificazione sono, come detto, gironi danteschi: la Moore, come le altre, ha giocato 144 buche in otto giorni, quattro sul percorso numero 6 di Pinehurst e quattro sul numero 9.

Lei ora è una delle 19 matricole con la carta per giocare l’LPGA Tour per il 2020. Non è dato sapere cosa farà nel 2020 chi l’ha bullizzata e chi l’ha derisa a bordogreen. Una gran bella rivincita no?

 

Karine Icher e quella gravidanza

Quello di Karine Icher è un caso diverso. Francese ma residente in California, Karine ha 40 anni e un passato di altissimo livello: ha giocato quattro volte la Solheim Cup (una specie di Ryder Cup al femminile) per l’Europa e ha rappresentato il suo Paese alle Olimpiadi di Rio 2016. Due anni fa ha superato il taglio in 25 gare su 28 giocate nell’LPGA, finendo tre volte nella top ten e quarantesima nella money list.

Questi livelli per lei non sono una novità: dal 2010 in poi, in sette stagioni su otto è arrivata tra le prime 40 dell’ordine di merito. Unica missione non compiuta nel 2011, quando Karine mise al mondo la primogenita, Lola.

Donne con le palle MIDLAND Karine Icher impegnata nel Dow Great Lakes Bay Invitational 2019 (foto di Gregory Shamus/Getty Images/AFP)

MIDLAND Karine Icher impegnata nel Dow Great Lakes Bay Invitational 2019 (foto di Gregory Shamus/Getty Images/AFP)

Nel 2018 la francese ha giocato dodici gare prima di scoprire di essere di nuovo in dolce attesa. All’epoca, per mantenere lo status per l’anno successivo era necessario aver disputato non più di dieci tornei in stagione. “Me la sentivo di andare avanti a giocare, non volevo mandare all’aria quelle dodici gare – ha dichiarato di recente Karine Icher – e ho chiaramente detto a chi comanda nell’LPGA Tour che quella policy era folle”. Non a caso poi è stata cambiata.

Karine Icher: non voglio che la mia seconda figlia da grande pensi che la mamma ha lasciato il golf per la sua nascita Condividi il Tweet

Il 3 novembre 2018 è nata Maja e dopo tre settimane Karine era in palestra per tornare in campo e per lottare contro il tempo. Regolamento e calendario alla mano, alla francese rimanevano da giocare sette gare per risalire nella money list e riprendersi la carta piena. Ma proviamo a metterci nei suoi panni: con una bimba di poche settimane e una di 8 anni, Icher ha girato gli Usa per giocarsi il futuro colpo su colpo sfidando colleghe con anche vent’anni di meno. Impossibile centrare la qualificazione e così è stato. Karine Icher non ha passato il taglio sei volte su sette e addio LPGA Tour.

“Il golf per me è tanto: – spiega ora – mio marito è il mio caddie,  Lola conosce già questo sport e non vorrei che la seconda, da grande, pensasse che la mamma ha lasciato il golf per la sua nascita”. Quindi il bivio: chiudere col professionismo o rimettersi in gioco nelle Qualifiyng School?. A Pinehurst, insieme ad Haley Moore, c’era anche lei. E, come Haley, Karine Icher ce l’ha fatta: ha preso la carta per il 2020.

Lucy Li e le luci della ribalta

Chiude il trio delle donne con le palle da golf Lucy Li. Di lei abbiamo già scritto più volte nonostante la giovane età.

Donne con le palle

SHOAL CREEK Lucy Li (Christian Petersen/Getty Images/AFP).

La 17enne di Redwood City (California) è salita alla ribalta delle cronache per essersi qualificata a soli 11 anni per lo US Open. Era il 2014 e da allora Lucy ha sempre vissuto sotto i riflettori.

Non più tardi di qualche mese fa è finita sotto indagine per una campagna pubblicitaria per Apple Watch. Lei ne era uno dei protagonisti ma il suo status glielo impediva. A un amateur è vietato incassare denaro (esiste una soglia minima anche in Italia) e non possono farlo per conto suo nemmeno genitori o parenti vari. All’epoca lei chiese scusa, mantenendo il suo status di dilettante.

Adesso la 17enne ha optato per il grande passo. A modo suo, ossia facendo parlare di sé: Lucy Li (numero 5 del ranking mondiale amateur) ha superato solo lo Stage II della Q-School. Diversamente da Haley e Karine non giocherà il 2020 sull’LPGA (dove le minorenni non sono ammesse). Lei è diventata professionista ma giocherà sul Symetra Tour, una sorta di satellite dell’LPGA. “Sono davvero entusiasta – gioisce l’americana – per aver raggiunto un traguardo così importante”. Anche lei però ce l’ha fatta.

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