LIV Golf 2.0, arriva la rifondazione golfistica

La gara di Indianapolis di dieci giorni fa potrebbe essere il capolinea del LIV Golf come lo abbiamo conosciuto finora. Dopo il passo indietro del Public Investment Fund saudita, il circuito che fu separatista starebbe preparando una profonda rifondazione destinata a trasformarlo nel cosiddetto LIV Golf 2.0.

Il circuito potrebbe quindi sopravvivere senza il fondo sovrano saudita che ha scelto il golf come primo sport dove stringere i cordoni della borsa (fossimo tifosi del Newcastle non dormiremmo sonni tranquilli).
Prima di staccare la spina, il PIF ha investito cinque miliardi di dollari nel circuito.

Il nuovo finanziatore


Di fronte al disimpegno del principe saudita, il nuovo ceo della LIV, Scott O’Neill, si è rimboccato le maniche. Il manager avrebbe trovato un altro finanziatore. Secondo BBC si tratta di Ted Goldthorpe, responsabile della divisione credito della società internazionale BC Partners. Il gruppo è un colosso del private equity – uno dei più longevi in Europa – con un portafoglio che va dal food al real estate. Con sedi a Londra, New York, Parigi e Amburgo, BC Partners controlla oltre 40 miliardi di dollari di asset in gestione.

TG, come lo chiamano da diverse settimane – sarebbe pronto a investire 350 milioni di dollari nel LIV Golf 2.0. Goldthorpe si è presentato al penultimo evento stagionale a Bedminster (New York): il manager ha incontrato prima O’Neill poi tutti i giocatori a libro paga, evidentemente preoccupati per il loro futuro sportivo. A Indianapolis invece TG ha tenuto un profilo più basso, lasciando la clubhouse del Chatham Hills Golf Club attraverso un ingresso secondario per evitare i giornalisti.

Secondo chi lo ha incontrato le intenzioni del futuro proprietario della nuova “lega” sono molto chiare. Goldthorpe vuole un LIV Golf 2.0 economicamente sostenibile e, soprattutto, redditizio.

Stando ai dati diffusi da O’Neill, i margini ci sono: ad Adelaide la tappa 2026 del LIV Golf Tour è stata seguita da 115mila spettatori (record continentale a cui vanno aggiunti 5,5 milioni di telespettatori), in Sudafrica si è arrivati a 100mila e 50mila nel Regno Unito. Di questi almeno il 30% non aveva mai assistito dal vivo a un evento di golf professionistico.

LIV Golf 2.0, cosa cambierà

Appunto perché dovrà fruttare dollari la formula attuale del circuito sarà profondamente rivista. Di certo non si porteranno via giocatori a PGA e DP World Tour a colpi di milioni di dollari (mai più un caso Rahm).

Le quattordici gare del primo LIV scenderanno a un massimo di dieci: le tappe verranno scelte anche in base alla nazionalità dei professionisti rimasti leali al circuito. Ad esempio: con Cameron Smith nei ranghi sarà scontata una gara in Australia. Si cercherà inoltre di tutelare i giocatori, lasciandoli liberi da gare e trasferte intercontinentali alla vigilia dei quattro Major.

MEXICO CITY La tribuna del LIV Golf Mexico City nell’aprile 2026 (Foto di Hector Vivas / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

Ma la novità più grande – se andrà in porto – sta nel rapporto con i giocatori. I golfisti impegnati sul circuito potranno diventare azionisti del LIV Golf 2.0 (magari in cambio di qualche zero in meno sull’ingaggio). Confermata la formula dei team con un “piccolo” cambiamento: ogni franchigia della nuova LIV potrà scegliersi i suoi sponsor. Inoltre ogni professionista sarà nuovamente titolare dei propri diritti commerciali e di immagine (quindi via libera a contratti pubblicitari individuali).

Il montepremi non sarà più di trenta milioni di dollari ad ogni appuntamento.

I conti da sistemare


Il nuovo corso sembra essere già iniziato a Indianapolis. Nell’ultima tappa del LIV GOLF 2026 (vinta da Michael La Sasso) sono stati “solo” dieci i milioni di dollari in palio. Il montepremi per il team vincente è sceso dai 40 milioni annunciati a “soli” trenta.

Tagliare oggi una gara sulle 14 programmate significa anche risparmiare. E fermare le richieste dei creditori. Più di un fornitore ha già portato LIV GOLF in tribunale per il mancato rispetto dei contratti. I media Usa citano Fresh Tape Media, una società di pubbliche relazioni che chiede un risarcimento di 1,2 milioni di dollari. A loro dire LIV ha pagato solo la metà di quanto pattuito, lasciando inevase otto fatture fino al 22 marzo (ossia quando PIF ha annunciato il passo indietro). Stessa linea tenuta da Mobii Systems Group, fornitore di una particolare tecnologia. Stavolta la richiesta è di 1,1 milioni di dollari. Ma la lista non sarebbe finita…

I giocatori

In tutto questo mare magnum di numeri e percentuali ci sono loro, i 57 giocatori a libro paga LIV Golf. Che ne sarà di loro tra qualche mese? Da Jon Rahm a Graeme McDowell dove giocheranno l’anno prossimo? Fiutata la malparata qualcuno ha abbandonato la nave per far ritorno su PGA e DP World Tour.

Jon Rahm (foto di Brenton Edwards / AFP)-

Espiando le proprie colpe (leggasi Returning Member Program) e pagando le rispettive multe, hanno già fatto ritorno Patrick Reed, Bruce Koepka, Henrik Stenson. Prima ancora avevano salutato Eugenio Chacarra, Bernd Wiesberger e Shaun Norris. Tutto da definire il futuro di giocatori del calibro di Rahm, DeChambeau, Hatton, Niemann…

Il futuro del LIV Golf dipenderà dalla capacità della nuova proprietà di trasformare un circuito nato grazie ai petrodollari in un progetto economicamente sostenibile.