L’email: “Il golf continua a difendersi invece di cambiare”

L’intervento su golf e Youtube della professionista Jacqueline Pecoitz ha aperto il dibattito sul ruolo del maestro oggi. Un lettore, Danilo Di Vita Russo, mette nero su bianco dubbi e certezze. Aspetto i vostri commenti, a partire dai diretti interessati.

Da Pecoitz a Mannelli: il golf italiano continua a difendersi invece di cambiare. Il problema non è il maestro, ma il modello di insegnamento: ancora troppo statico, legato al circolo e lontano dal giocatore di oggi. Il problema non è il maestro. È il modello del maestro.

Lo stato del golf italiano oggi

Oggi, in molti casi, il maestro è ancora legato a un circolo, a una postazione fissa, a un sistema chiuso. Aspetta che il giocatore arrivi. Non lo cerca. Non si muove. Non evolve davvero. E questo è il punto da cui dovremmo partire.



Il dibattito su Golfando – L’articolo pubblicato su Golfando, firmato da Jacqueline Pecoitz, riapre un dibattito che nel golf italiano torna ciclicamente: serve ancora il maestro o basta YouTube? Fin qui tutto normale. Il problema arriva dopo. Basta leggere i commenti per capire perché il golf in Italia fatica a cambiare.

Le voci del dibattitoMassimo Mannelli scrive: “Difficile capire ed interpretare uno swing… ci vuole la preparazione che solo un maestro può avere”. Giulio aggiunge: “Il maestro resta insostituibile… la rete non potrà mai sostituire il rapporto umano”. E lo stesso articolo prova a mantenere una posizione equilibrata tra digitale e insegnamento tradizionale.

Tre voci diverse. Un unico risultato: difendere il sistema attuale.

Il nodo centrale

Non è una questione di avere ragione o torto. È che nessuno si pone la domanda più importante: perché sempre più persone cercano alternative? Il commento di Mannelli è emblematico. Parla di competenze, formazione, aggiornamento. Tutto corretto. Ma evita il punto centrale: se il sistema funziona davvero, perché così tanti giocatori si sentono persi? Anche Giulio centra un punto vero: il rapporto umano conta. Ma dire che il maestro è insostituibile non risolve nulla.

Molti golfisti il maestro lo hanno avuto… e non hanno trovato quello che cercavano.

Il vero problema: il modello del maestro – Un modello che, in Italia, è ancora troppo spesso:

  • Statico.
  • Legato a un circolo.
  • Costruito su logiche di attesa, non di iniziativa.

Eppure, fuori dall’Italia, qualcosa è già cambiato. Ci sono maestri che:

  • Si muovono tra più paesi.
  • Lavorano tra America, Spagna e Italia.
  • Parlano più lingue.
  • Integrano presenza e digitale.
  • Costruiscono un percorso continuo.


Non sono meno maestri. Sono semplicemente più in linea con il giocatore di oggi. Non aspettano il sistema. Si adattano al giocatore.

YouTube non è il nemico

YouTube non sta sostituendo il maestro. Sta riempiendo un vuoto. È dove vanno le persone quando non capiscono, non migliorano, non trovano un percorso chiaro. Non è ribellione. È ricerca. Se il sistema funzionasse davvero, nessuno passerebbe ore su YouTube a cercare risposte.

Conclusione – L’articolo di Golfando apre un dibattito interessante. I commenti lo chiudono troppo in fretta. Perché invece di chiedersi cosa non funziona, si torna sempre allo stesso punto: difendere ciò che già esiste.

Il problema del golf italiano non è YouTube. È che non accetta critiche. Ed è che continua a difendere un modello che il mondo ha già superato.


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