
La storia di Sudarshan Yellamaraju, il giocatore del PGA Tour che ha imparato il golf guardando YouTube , non è passata inosservata. Jacqueline Pecoitz, maestra professionista PGAI, ci scrive e si pone una domanda per nulla scontata: “Nel 2026 serve avere un maestro di golf?”
“Ho letto con grande interesse la storia di Sudarshan Yellamaraju, il ragazzo che “non ha mai avuto un maestro” e che oggi compete ai massimi livelli grazie a YouTube. È una storia che colpisce. Perché è moderna, diretta, quasi rivoluzionaria. E inevitabilmente fa nascere una domanda: oggi, per imparare davvero a giocare a golf, serve ancora un maestro?
di Jacqueline Pecoitz
Da professionista – e da figlia di maestro di golf- la mia risposta non è così semplice.
Io sono cresciuta in un campo pratica, negli anni in cui YouTube non esisteva. Sono nata nel 1986, e le mie giornate erano fatte di secchi di palline, ore passate a osservare, e tanta pazienza.
Ricordo perfettamente quei momenti: mi fermavo dietro agli allievi di mio papà, guardavo gli swing uno dopo l’altro, cercando di capire cosa cambiasse davvero tra un colpo e l’altro. Non c’erano replay, non c’era slow motion. C’erano gli occhi, le sensazioni, e poche parole ripetute nel tempo – finché non diventavano chiare.
Vedere e capire: c’è differenza
È lì che ho imparato una cosa che oggi, più che mai, fa la differenza: c’è una grande distanza tra vedere e capire. YouTube è uno strumento straordinario. Ti ispira, ti apre possibilità, ti permette di osservare i migliori al mondo in ogni momento. E storie come quella di Sudarshan lo dimostrano: talento, dedizione e tantissime ore di pratica possono portarti lontano.
Ma c’è una parte del percorso che nei video non si vede. Non si vede quante volte un movimento viene interpretato nel modo sbagliato. Non si vede quanto tempo si perde a correggere un errore che nessuno ha segnalato subito. Non si vede la frustrazione di quando “sembra tutto giusto”, ma il risultato non arriva.
Il maestro di golf osserva, non spiega solo
Ed è qui che entra in gioco il maestro. Un maestro di golf non è solo qualcuno che spiega. È qualcuno che osserva davvero. Che legge il corpo, non solo lo swing. Che accorcia la distanza tra il tentativo e il miglioramento. E nel golf, questa distanza è tutto.
La storia di Sudarshan è bellissima, ma è anche un’eccezione. E come tutte le eccezioni, rischia di essere presa come regola. Per ogni giocatore che arriva in alto partendo solo da YouTube, ce ne sono molti altri che si perdono lungo la strada, perché non riescono a dare un senso a quello che vedono.
Come usarli insieme?
Per questo, secondo me, la vera domanda non è scegliere tra YouTube e maestro. La vera domanda è: come li usiamo insieme.
YouTube ti dà visione. Il maestro di golf ti dà direzione. E nel golf, senza direzione, puoi anche migliorare… ma difficilmente evolvere davvero. Oggi abbiamo un vantaggio enorme: possiamo imparare più velocemente di prima. Ma proprio per questo, dobbiamo essere ancora più consapevoli di come scegliamo di farlo.
Perché il rischio non è usare YouTube. Il rischio è pensare che basti. E nel golf – come nella vita – ciò che fa davvero la differenza non è solo quello che vediamo. È quello che riusciamo a comprendere, costruire e rendere nostro nel tempo”.
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I PARERI DEI LETTORI
Massimo Mannelli
“Penso che fino a che ci saranno i social per noi maestri ci sarà molto molto lavoro, difficile capire ed interpretare uno swing o un difetto ci vuole la capacità , il sapere , la preparazione che solo un maestro di golf può avere , da questo anno alla SNG di cui sono il responsabile operativo, partono anche corsi di aggiornamento proprio per dare ai maestri sempre più nozioni e modernità !!!!! Buon golf a tutti”
Giulio
“Tutto è possibile anche essere bravissimi solo con internet e con i video… Il maestro resta insostituibile perché nasce con lui un feeling ed una comunicazione che il resto non ti darà mai!! La lezione più importante e formativa è quella che farai in campo, dopo la pratica ed è li che tutto è vero visibile e migliorabile! È come se uno che sta male si curasse senza l’intervento di un medico… La rete non potrà mai sostituire il rapporto umano e le sue emozioni!”
