
“LIV and let die”: più che una provocazione, oggi sembra un finale di stagione. Un finale che nessun regista avrebbe mai osato pensare solo dodici mesi fa. Un finale con cinque miliardi di dollari investiti, oltre un miliardo di perdite e nessun grande sponsor esterno all’orizzonte. Il LIV Golf Tour, la SuperLega del golf finanziata dal fondo saudita PIF, sembra avviarsi verso un drastico ridimensionamento (già accaduto con l’Al Hilal di Simone Inzaghi).
La domanda che si pongono i 52 professionisti a libro paga è una sola: cosa succede adesso?
Il PIF cambia strategia
Complice la guerra in Iran, il fondo sovrano saudita PIF ha scelto (o è stato costretto) di tornare con i piedi per terra. Il cambio di strategia, rivelato per primo dal Financial Times, è stato messo nero su bianco dal fondo stesso nel seguente comunicato stampa.
“La strategia 2026-2030 rappresenta un’evoluzione naturale: il PIF passa da una fase di rapida crescita a una nuova fase di creazione di valore, con maggiore attenzione alla massimizzazione dell’impatto, all’efficienza degli investimenti e ai più alti standard di governance e trasparenza”.

Senza scomodare monsieur Lapalisse è chiara l’inversione di rotta: niente più miliardi a pioggia per i big mondiali ma investimenti in grado di ingrossare i conti correnti sauditi. Secondo la Bbc a spingere sul freno è stato il rosso del fondo pari a 73 miliardi di dollari del 2025, passivo legato all’aumento della spesa e al calo delle entrate petrolifere.
La rivoluzione mancata del LIV Golf Tour
Finora sono stati 5,3 i miliardi di dollari investiti nel circuito che avrebbe dovuto rivoluzionare il golf come l’abbiamo conosciuto fino al 2022. Così non è stato per tanti motivi.
I caposaldi della rivoluzione sono noti: meno gare sulla SuperLega, nessun taglio, niente carta da mantenere a fine stagione e assegno garantito a tutti ogni domenica sera. E, soprattutto, una gara su 54 buche (da qui il numero romano LIV scelto come nome) per i primi quattro anni. Per convincere i big, l’ex ceo Greg Norman ha pagato cifre a sei zeri: dei cinque miliardi di dollari, almeno uno pare sia finito alla voce “ingaggi”.
Tanti petrodollari senza alcun ritorno
Oltre alla dichiarazione di guerra dal PGA Tour americano (e, a ruota, dal DP World Tour europeo) cosa hanno ottenuto i sauditi da un simile esborso economico? Poco o nulla. Di sicuro hanno seguito la via dello sportswashing, ossia dello sport usato per rifarsi un’immagine internazionale.
Nel 2024 le perdite nette del LIV Golf nei mercati al di fuori degli Stati Uniti sono aumentate a 462 milioni di dollari. In totale dalla sua fondazione nel 2021 le perdite ammontano a oltre 1,1 miliardi di dollari.

I ricavi (TV, sponsor, ticketing) sono ancora lontani dal giustificare quella spesa.
Il LIV è nel secondo anno dell’accordo televisivo con Fox Sports che trasmette gli eventi su diverse piattaforme. La recente tappa in Messico era in diretta per tre ore sull’app Fox Sports. Nei due anni precedenti, il partner televisivo Usa era stato The CW.
Gli sponsor pesanti sono quasi tutti ancora alla porta, preferendo investire sul circuito Usa tradizionalista piuttosto che sulla SuperLega araba.
Morale della favola: gli arabi hanno tentato la scalata al golf mondiale ma non ci sono riusciti. E adesso potrebbe esserci il fuggi-fuggi dei professionisti per anni a libro paga PIF. Un libro paga esclusivo visto che PGA e DP hanno imposto l’aut aut: “chi gioca sul LIV non gioca più da noi”.
Il comunicato del LIV GOLF
A tentare di placare le voci sul disimpegno quasi immediato ci ha provato Scott O’Neill. L’amministratore delegato di LIV Golf ha inviato un messaggio al suo staff e ai giocatori spiegando che “la nostra stagione prosegue esattamente come previsto, senza interruzioni e a pieno ritmo”.
Parole di circostanza che non rassicurano più di tanto. Anzi: solo qualche settimana fa ai giocatori era stata garantita la copertura finanziaria fino al 2032.
Il futuro dei giocatori LIV Golf: cosa succede ora?
Non tutto il male viene per nuocere, lo sappiamo benissimo tutti. Il passaggio dal monopolio golfistico del PGA Tour a una concorrenza (anche se impari) qualcosa di buono ha lasciato comunque. Il PGA si è dato una mossa, aprendo i cordoni della borsa. Sono stati introdotti montepremi più alti, avviati programmi per i professionisti più social e finanziata la TGL di Tiger Woods e Rory McIlroy. Il PGA è un po’ meno tradizionalista di com’era prima dell’ingresso in campo degli arabi.
Impossibile conoscere ora se e come i 52 titolari dei 13 team di LIV Golf rientreranno su PGA e DP World Tour. Chi ha fiutato il cambiamento nell’aria ha già salutato Riyadh, trattando il rientro sul circuito europeo di golf. Per campioni Usa come Brooks Koepka e Patrick Reed sono stati preparati percorsi di rientro ad hoc. Accadrà anche per Adrien Meronk o le promesse del K-Golf?
Il doppio ruolo di Donald Trump: “America First”?
Dall’intera vicenda non ne esce benissimo nemmeno The-golfer-in-chief. Nella sua seconda campagna elettorale, a metà novembre 2024, Donald Trump disse che, una volta arrivato alla Casa Bianca, avrebbe risolto “la lunga guerra tra PGA e LIV Golf in quindici minuti”. Dal suo insediamento sono trascorsi 455 giorni ma anche di questa pace nemmeno l’ombra.

Chissà come sarebbe stato l’armistizio proposto da Trump. Il presidente degli Stati Uniti è un fiero sostenitore del golf yankee (da Tiger Woods in giù) ma allo stesso tempo è in affari con i sauditi. Dal 7 al 10 maggio il suo Trump National ospita il LIV GOLF Virginia 2026 mentre dal 6 al 9 agosto il Trump National Bedminster sarà sede del LIV GOLF New York. Il tycoon avrebbe salvato capra e cavoli o sarebbe rimasto fedele al suo motto “America first”?
Tanti indizi fanno una prova: la svolta annunciata dal Public Investment Fund apre tanti interrogativi pesanti sul futuro di un progetto nato per rivoluzionare lo sport ma che ora deve fare i conti con la sostenibilità. Più che l’inizio di una nuova fase, potrebbe essere l’inizio della fine.
