Stefano Mazzoli e il sogno americano chiamato Korn Ferry Tour


di Sauro Legramandi
Collin Morikawa, Matthew Wolff, Viktor Hovland, e Stefano Mazzoli. Rispettivamente gli americani numero 3 e 47 del golf mondiale, il norvegese numero 13 e l’italiano oggi numero 612 del ranking. I quattro hanno studiato negli Usa e hanno giocato molto insieme. “Ho fatto quattro anni intensi negli Stati Uniti – spiega il 24enne di Segrate a Golfando – e ho incontrato tanti giocatori che oggi sono sul Tour. Morikava, Hovland e Wolff li conosco bene”. La prima domanda sorge quasi spontanea: nessuna meraviglia per Hovland qualificato di diritto per la Ryder Cup 2021 nel Wisconsin? “No, Viktor è davvero forte. E’ un esempio, – dice Stefano – è forte di testa e ha una grande strategia di gioco. Wolff ha un ball striking impressionante. Morikawa è una macchina da swing e ha i nervi saldi”.

Stefano Mazzoli in campo ad Orlando

Incontriamo Stefano Mazzoli al termine di un allenamento al Golf Brianza di Usmate (Mb) dove il 24enne azzurro sta preparando un finale di stagione decisamente impegnativo. Una stagione iniziata vincendo l’Antognolla Alps Open  “Sto per partire per tornare negli Usa. In Europa la situazione sul Tour è ancora bloccata per il Covid. Non c’è la possibilità di giocarsi per l’accesso diretto all’European Tour. Quindi provo ad entrare nel Korn Ferry Tour”.

Stefano Mazzoli vincente all'Antognolla Golf

Stefano Mazzoli vincente all’Antognolla Golf

Il Korn Ferry è l’unico circuito che oggi permette di ottenere la carta per mettere piede sul PGA Tour, il più ambito da qualsiasi professionista. A fine stagione cinquanta giocatori ottengono il pass per il PGA, venticinque in base al ranking sul Korn Ferry e venticinque in una sorta di Fedex Cup. “Il 21 settembre mi aspetta il primo stage per il circuito, vado ad Orlando, gioco all’Orange County National. Chi passa partecipa al secondo stage, a novembre”.

Come detto Stefano Mazzoli i campi degli Stati Uniti li conosce bene, avendo studiato alla Texas Christian University, a Fort Worth. “Lo consiglio a tutti: andate a studiare e a giocare a golf là. Ogni studente torna con un bel titolo di studio e tanta esperienza sul green. Certo, quattro anni son tanti se non si trova un coach sul posto”. Mazzoli spiega che “i giocatori di college negli States non hanno un allenatore personale, un coach che ti segue ogni giorno e ti consiglia. In teoria esiste il coach del college ma in pratica è più che altro un manager: sceglie le gare, la composizione della squadra, organizza le trasferte…”. 

In Italia invece ogni pro ha invece almeno tre punti di riferimento, dall’allenatore al coach per il gioco corto passando per preparatore atletico e/o mental coach. Negli Stati Uniti l’allenatore dedicato devi trovarlo tu.

Non dimentichiamo l’Alps Tour

Non di solo sogno americano si nutre comunque il futuro di Stefano Mazzoli. Ad oggi il 24enne è ben messo anche nell’Alps Tour, circuito minore europeo. L’azzurro è ottavo in classifica e giocherà il tutto per tutto prima al Nazionale di Sutri poi nel gran finale a Modena.

“Tre italiani da scegliere?”

Stefano Mazzoli (foto Bellicini)

Stefano Mazzoli (foto Bellicini)

Per chiudere la chiacchierata con Stefano chiediamo tre professionisti italiani da mettere tra i “preferiti”. Il primo nome, di getto, è Guido Migliozzi. “Di lui apprezzo la capacità tirare senza pensare a lungo. Almeno è quello che sembra, mi piace l’impressione di sicurezza che trasmette”. Poi c’è Francesco Molinari “perché Molinari è… Molinari. Per tutto quello che ha vinto e per quello che ha fatto per il golf italiano”. Terzo in ordine di esposizione l’altro Francesco nazionale, ossia Laporta: “Lapo è mentalmente molto forte, ha una determinazione non comune”.

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