LIV Golf è fallito: cosa succede ora a DeChambeau e gli altri?

LIV GOLF, siamo al game over (immagine creata con AI)

Cinque miliardi di dollari investiti dall’Arabia Saudita in cinque anni, contratti faraonici, montepremi mai visti e una guerra aperta a PGA Tour e DP World Tour. Eppure adesso è giunta l’ora di scrivere Game Over all’esperienza del LIV Golf Tour.

Durante un’udienza del tribunale fallimentare del New Jersey, gli avvocati del circuito saudita hanno annunciato che LIV entrerà nella fase di liquidazione. Tradotto: LIV Golf viene liquidato e LIV 2.0 non nascerà nemmeno.

La decisione era nell’aria dopo il dietrofront di BC Partners, unico fondo sceso in campo per rilanciare il circuito dicendosi disponibile a investire fino a 300 milioni di dollari. La rifondazione è saltata perché non è stato raggiunto il consenso necessario tra i giocatori e gli investitori.

LIV 2.0 non partirà: perché è fallito il rilancio

(foto di Matthew Harris/LIV Golf)

Quando il Public Investment Fund saudita aveva deciso di interrompere i finanziamenti, la dirigenza di LIV aveva immaginato una seconda vita del circuito con tantissime sforbiciate a livello finanziario. La spending review sarebbe passata da meno tornei, montepremi ridotti, maggiore partecipazione azionaria dei giocatori e una gestione molto più attenta ai costi. Per partire serviva però una base solida di campioni pronti a firmare. Dello zoccolo duro però non c’è stata nemmeno l’ombra.

Secondo il Financial Times, solo una trentina di giocatori avevano manifestato interesse, ma quasi tutti i big hanno scelto di non impegnarsi e le trattative economiche si sono rapidamente complicate.
 

LIV Golf ha pagato milioni ai manager prima della liquidazione

Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dai documenti depositati in tribunale riguarda i compensi del management. Nei mesi precedenti al fallimento, LIV Golf ha distribuito 15,6 milioni di dollari in retention bonus a sette dirigenti per convincerli a restare durante la ristrutturazione.

Il solo amministratore delegato Scott O’Neil ha ricevuto circa 6,4 milioni di dollari. Lo Squalo, l’ex commissioner Greg Norman, aveva già incassato oltre 9 milioni di dollari al momento dell’uscita dal LIV nel 2025. Pagamenti che, pur essendo consentiti nelle procedure di Chapter 11, potrebbero ora essere esaminati dal tribunale e dai creditori.

Che fine faranno i giocatori?

Dustin Johson
Dustin Johnson dopo un successo sul LIV nel 2022 (Foto di Giorgio VIERA / AFP)

È la domanda che interessa tutto il mondo del golf. Per molti protagonisti il ritorno all’antico è già iniziato. Jon Rahm, Sergio Garcia, Tyrrell Hatton, Ian Poulter e altri hanno già scelto il DP World Tour.

L’ex numero uno al mondo, Jon Rahm, avrebbe persino rinunciato a oltre 100 milioni di dollari ancora previsti dal suo contratto pur di liberarsi dagli impegni con LIV.

Per altri la situazione è più delicata.

Bryson DeChambeau, Dustin Johnson, Cameron Smith e Joaquín Niemann erano tra i nomi sui quali BC Partners contava per costruire LIV 2.0, ma questo fallimento li costringe a ripensare il proprio futuro.  Molti potrebbero tentare il ritorno sul PGA Tour, anche se non sarà semplice. Il circuito americano sta valutando caso per caso. In alcuni precedenti gli americani hanno chiesto multe milionarie e un anno di purgatorio dall’ultima gara giocata sul LIV.

Un’altra strada è quella del DP World Tour, che però aveva già chiarito che chi avesse firmato per LIV 2.0 non avrebbe avuto spazio nel proprio circuito. Ora, con la scomparsa definitiva del progetto, quello scenario potrebbe cambiare. Con il coltello dalla parte del manico, i due circuiti possono dettare le condizioni (anche a tutela delle centinaia di professionisti rimasti su PGA e DPWT).

LIV Golf, la rivoluzione fallita ha aiutato il golf

LIV Golf lascia comunque un’eredità importante. Dal punto di vista sportivo, LIV Golf ha perso la sua scommessa. Dal punto di vista politico, però, ha cambiato il golf professionistico. Senza la pressione esercitata dal circuito saudita, difficilmente PGA Tour e DP World Tour avrebbero aumentato così rapidamente i montepremi, rivisto alcuni format e accelerato la modernizzazione del proprio prodotto.

Il modello economico invece non ha retto. Dopo oltre 5 miliardi di dollari investiti dal fondo sovrano saudita, la lega non è riuscita a costruire un’attività sostenibile, attirare sponsor sufficienti e arruolare un numero adeguato di campioni senza il sostegno (praticamente illimitato) del PIF.

La rivoluzione è finita. Adesso inizia una nuova partita: capire dove giocheranno nel 2027 i separatisti.


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