
Anche Ian Poulter dice addio a LIV Golf. Il simbolo della Ryder Cup e uno dei primi big ad aver sposato il progetto saudita ha deciso di non partecipare al LIV 2.0, il progetto di rinascita della SuperLega nel 2027.
“Volevo che tutti lo sapessero direttamente da me” ha scritto sui social Poulter, che parla di una decisione difficile, presa dopo averne discusso a lungo con la famiglia e il suo team di lavoro. Alla base della scelta il desiderio di trascorrere più tempo a casa, ridurre il numero di viaggi da un continente all’altro, concentrarsi sul Senior Tour e coltivare altri interessi, a cominciare dal canale YouTube. Tra le motivazioni c’è anche l’impegno di aiutare i figli Luke e Joshua a inseguire il sogno del professionismo nel golf.
Il momento dell’annuncio non è casuale. Il Public Investment Fund saudita ha ritirato ad aprile il proprio sostegno economico a LIV Golf, dopo aver investito oltre 5 miliardi di dollari. Il mese scorso la SuperLega ha chiesto la protezione dalla bancarotta negli Stati Uniti. Un finanziamento fino a 300 milioni di dollari da BC Partners Credit dovrebbe consentire il rilancio del circuito nel 2027, ma finora soltanto una quindicina di giocatori ha confermato la propria adesione.
Ian Poulter, The Postman non a caso

Ian Poulter non è mai stato un giocatore e un uomo che passa inosservato. Look curato e audace, una sicurezza nei propri mezzi che è diventata un marchio di fabbrica. Parla chiaro, non si nasconde, difende le sue posizioni anche quando sono scomode, come ha fatto con il LIV. Piaccia o no, ha sempre dato al gioco personalità e carattere. Ha avuto (e ha ancora) un’enorme capacità di coinvolgere il pubblico. E il pubblico lo ha ripagato con tanto calore. Storico il soprannome The Postman always delivers, ossia “il postino che consegna sempre”. Le consegne sono i punti portati alla causa durante le Ryder Cup.
È qui che si è costruito la leggenda. Da debuttante nel 2004 a veterano dell’ultimo decennio, Poulter si è sempre esaltato nella competizione tra Team Europe e Team Usa, con un rendimento nei match che spesso ha superato quello che i risultati individuali lasciavano immaginare. Il suo nome resta legato al Miracolo di Medinah del 2012: nei fourball del sabato, in coppia con Justin Rose, infilò una serie di birdie nel finale che tenne in vita l’Europa e innescò la rimonta del giorno dopo. Per i compagni è stato un leader emotivo, per gli avversari un incubo.
Il bilancio in Ryder Cup

Poulter ha giocato sette edizioni, dal 2004 al 2021, e ha vinto cinque volte: 2004, 2010, 2012, 2014 e 2018. Il suo record complessivo è di 15 vittorie, 8 sconfitte e 2 pareggi.
Nei singoli è imbattuto: l’ultima vittoria è arrivata contro Tony Finau a Whistling Straits nel 2021, nonostante la pesante sconfitta europea per 19-9.
Nel 2016 ha fatto parte dello staff come vicecapitano.
Una carriera da 17 titoli, ma senza Major
Ian Poulter ha vinto 17 tornei da professionista. Dodici sono sullo European Tour, oggi DP World Tour, a partire dall’Open d’Italia del 2000, al suo primo anno nel circuito maggiore. Poi ci sono i tre sul PGA Tour: il WGC-Accenture Match Play 2010, il WGC-HSBC Champions 2012 e l’Houston Open 2018, vinto al playoff su Beau Hossler.
A questi titoli si aggiungono i successi in Giappone, Asia, Australia e Challenge Tour.
Il suo best ranking è il quinto posto mondiale, nel febbraio 2010. Resta il rimpianto di non aver mai vinto un Major.
L’esperienza nel LIV Golf senza vittorie

Il capitolo LIV è l’unico senza trofei. Poulter non ha mai vinto un torneo individuale e i suoi Majesticks, di cui era co-capitano insieme a Lee Westwood, non hanno mai conquistato una vittoria di squadra. L’unico successo del team, nel 2022 a Bedminster, porta la firma individuale di Henrik Stenson. Nel 2025 Poulter evitò la retrocessione soltanto all’ultima gara della stagione, a Indianapolis, grazie a quattro birdie nelle ultime cinque buche.
Il miglior risultato della stagione 2026 è il quindicesimo posto a pari merito al LIV Golf UK, davanti al pubblico di casa.

