Ian Poulter: “Troppo rigidi i protocolli sull’European Tour per il Covid”

Mentre negli Stati Uniti Tony Finau si ritira dallo Shriners Hospitals for Children Open perché risultato positivo al coronavirus, in Europa c’è qualcuno che punta il dito contro i protocolli sanitari troppo rigidi. Quel qualcuno si chiama Ian Poulter, uno dei giocatori più carismatici del circuito dentro e fuori il green.

MAMARONECK (New York) Ian Poulter alla buca 11 nel giro di prova allo U.S. Open Championship 2020 (foto di Jamie Squire/Getty Images/AFP)

MAMARONECK (New York) Ian Poulter alla buca 11 nel giro di prova allo U.S. Open Championship 2020 (foto di Jamie Squire/Getty Images/AFP)

The Postman, alla vigilia del BMW PGA Championship, una delle Rolex Series dello European Tour sopravvissute alla crisi pandemica, prende di petto la situazione.  “I protocolli in Europa sono difficili da affrontare, ti limitano – dice – e non ti consentono di interagire con persone all’esterno della bolla“. Dicasi bolla quella forma di protezione e prevenzione che rinchiude giocatori e staff tra albergo e percorso da golf durante ogni tappa del Tour. Nessuno può uscire (pena la squalifica) e nessuno può entrare per tutta la durata della gara. Una volta “sottovuoto” i professionisti possono “solo” allenarsi, giocare e chiudersi in camera. Rari anche i contatti con i colleghi: a tavola, ad esempio, si cena solo col proprio caddie.

Un ritiro collegiale per Ian Poulter & Co.

Ian Poulter – che da tempo vive a Orlando, in Florida – ha di sicuro i gradi e l’esperienza per dire la sua e per venire ascoltato. “In America, usando il buon senso, si hanno delle possibilità in più. Ad esempio indossando una mascherina i giocatori possono uscire dalle loro dimore per andare a comprare del cibo. Oppure hanno la facoltà di andare a cena in un ristorante a condizione che ci si attenga al protocollo in vigore. L’European Tour questo non lo permette. Noi giocatori accettiamo queste politiche che però sono certamente stressanti. Non è facile abituarsi a questo nuovo stile di vita che prevede la possibilità di giocare a golf, mangiare in albergo e poi andare a dormire”.

I professionisti si trovano in una sorta di ritiro collegiale in resort e strutture alberghiere limitrofe ai campi del Tour. E’ vero: stiamo parlando di ritiri per giocare a golf, non per scavare miniere. Però ognuno ha pienamente diritto di guardare la propria realtà e dire ciò che pensa. “In via generale i giocatori in azione sul PGA Tour stanno facendo un buon lavoro nell’osservare le regole anti-coronavirus e tutelare al massimo anche i propri colleghi attraverso comportamenti responsabili. Credo debba dunque esserci un livello di sensibilità tale nel pensare di permettere ai giocatori di andare a fare la spesa oppure di muoversi responsabilmente in libertà”.

Il “caso” Tony Finau

Per uno strano scherzo del destino e del fuso orario, l’uscita di The Postman arriva qualche ora dopo la notizia della positività di Tony Finau.

“Mi sento bene e rimango di buon umore. Tornerò presto”. Così, sui social network, il 31enne di Salt Lake City (Utah)ha commentato la notizia. Finau, asintomatico, è ora in isolamento e dovrà rimanerci per due settimane. E per la prima volta dallo US Open, c’è quindi un nuovo giocatore positivo al Covid-19.

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