L’opinione: “Golf sport per ricchi? Io disoccupato 60enne ci gioco”

Una email giunta in redazione mette nero su bianco una serie di concetti per nulla banali. La firma un lettore, Guido Pezza, iscritto ai Ronchi e residente a Mondovì. Dal “golf sport per ricchi” al golf visibile in Italia solo su canali tv a pagamento, passando per le strutture e la Ryder Cup in Italia: sono molteplici i punti affrontati. Il dibattito è aperto.

“Buongiorno a tutti voi,
leggendo articoli vari su quotidiani, di sport e non, inerenti alla Ryder Cup 2022 a Roma, mi vien da scrivere che spero che ciò che si è scritto si verifichi.

Golf sport per ricchi


Spero che finalmente ci siano campi pratica da cui iniziare il percorso per far conoscere lo SPORT del golf ma senza perdere tempo. Dobbiamo (potendo) già andare alla Ryder Cup 2018 in Francia con delle idee ben precise. Penso che come Francia, Germania e altri Paesi si possa fare avvicinare il golf alla gente anche da noi. Bisogna far comprendere che è sbagliato ritenere il golf sport per ricchi. Non lo è. Il golf è SPORT, AMICIZIE NUOVE, LAVORO (oppure, come adesso si definisce ora, business” ).

Il sottoscritto (pur disoccupato) ha 60 anni, di cui 41 di lavoro ma non sufficienti per la pensione. Non sono ricco di famiglia. Sono iscritto in un piccolo circolo nove buche doppie partenze. Sono iscritto a “I Ronchi”, in provincia di Cuneo, ma abito a Mondovì. Sono 29,2 di handicap.

Giocando e girando, mi chiedo spesso se non sia possibile aggregare un percorso di golf ad impianti già esistenti per altri sport. Magari anche solo un campo pratica, magari in molte città italiane dai ventimila abitanti in su. Così si potrebbe far conoscere il golf. Signori, non esiste solo il calcio! Considerate che a me piace lo sport: “tutto” leggasi per tutto. Dalle Olimpiadi in giù. E nelle Olimpiadi di sport se ne trova per tutti i gusti, nel vero significato .

E prima di chiudere vorrei ancora spezzare una “lancia” relativamente alle trasmissioni televisive. Non è pensabile nel 2017 spendere un sacco di denaro per una partita di calcio e poi non poter un Open “se non recandosi da amici” perché Sky costa. Possibile non vedere il golf se non su un canale a pagamento? Ma come vogliamo sviluppare questo sport in queste condizioni?

Sono convinto che “se sappiamo che un ostacolo è insormontabile, non è più un ostacolo, ma un punto di partenza”.

Ringraziandovi per il tempo dedicato alla lettura della mail, e scusandomi per la stesura non proprio “giornalistica ” ma spero chiara. Auguro a Voi Tutti buon lavoro e invio saluti cordiali”

Guido Pezza


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Una risposta a “L’opinione: “Golf sport per ricchi? Io disoccupato 60enne ci gioco”

  1. E’ vero che non è uno sport solo per ricchi, ma è anche vero che è uno sport costoso e non alla portata di tutti. Mi riferisco a chi gioca a golf non a chi pratica solamente.

    Bisogna avere la fortuna di avere un campo “economico” vicino casa ad es. con 9 buche così da pagare un abbonamento annuale che varia dai €600 ai €1.000, altrimenti il costa va dai €1.200 ai €2.500 per un campo a 18 o più buche.

    A queste dobbiamo aggiungere un’attrezzatura che inizialmente può tranquillamente essere di seconda mano con un costo che va dai €200 ai €700.
    Poi ci sono le lezioni con il maestro circa €30 mezz’ora individuale.
    Poi il costo delle palline che si tirano in campo pratica circa €1 -€2 ogni 15-20 palline.
    Poi l’iscrizione alle gare il fine settimana €10 per una gara a 9 buche e €20 – €25 per una a 18 buche.
    Poi le palline da gara magari di seconda mano €25 (per 50 palline), altrimenti nuove costano da €1 a €5 a pallina.

    Poi tante altre piccole spese che ogni golfista fa durante l’anno per gadgets, abbigliamento, spostamenti in auto, o green fee in altri campi dove non si è soci che variano da €25 per i campi più economici fino ai €100 per quelli più esclusivi.

    Chi gioca a golf veramente, con costanza tutto l’anno, spende minimo €2000.

    Per espandere questo sport bisogna abbattere i costi, oggi ancora troppo alti.
    Un’ottima proposta è quella di Gian Paolo Montali e della federazione, di chiedere ai comuni l’utilizzo di aree abbandonate o dismesse dove creare campi pratica gratuiti così da renderlo veramente uno sport alla portata di tutti come in altre nazioni.

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