
Dieci giorni per decidere da che parte stare. Dopo tre anni passati a rincorrere il PGA Tour, il DP World Tour mostra finalmente i muscoli: entro il 25 ottobre 2026 i golfisti oggi a libro paga del LIV Golf Tour dovranno scegliere tra la superlega araba e il circuito europeo, Ryder Cup compresa.
Per la seconda volta in nove mesi i giocatori del LIV si trovano davanti a una porta girevole, ma quella precedente era molto più facile da ignorare.
Il DP World Tour mette alle strette i giocatori LIV Golf
A gennaio Brooks Koepka è stato il primo giocatore LIV a tornare sul PGA Tour, accettando richieste e sanzioni del circuito Usa. Il ceo del PGA, Brian Rolapp, ha poi girato le medesime condizioni a Jon Rahm, Bryson DeChambeau e Cameron Smith. L’offerta è caduta nel vuoto per due principali motivi: the golfer in chief Donald Trump non aveva ancora dichiarato guerra all’Iran e il fondo sovrano saudita PIF continuava a pompare petrodollari (cinque miliardi in totale) nella superlega.
Oggi lo scenario è molto diverso. La crisi con l’Iran è esplosa, Mohammed bin Salman ha chiuso i rubinetti e il LIV Golf sta cercando di evitare la bancarotta attraverso la procedura di ristrutturazione aperta davanti a un tribunale del New Jersey.
Le parole di Guy Kinnings
Incassato il ritorno del figliol prodigo Jon Rahm (e conseguente conferma nel Team di Ryder Cup 2027), il ceo del DP World Tour, Guy Kinnings, ha lanciato il suo personale aut aut.

“Abbiamo regole e regolamenti che servono a proteggere il nostro circuito e che tutti i nostri membri devono rispettare. Chi non è disposto a rispettarli non dovrebbe cercare di entrare nel nostro circuito” ha fatto sapere Kinnings
Chi vuole entrare in Europa deve metterlo per iscritto per tempo. Adesso basta far trapelare anche la più vaga intenzione di giocare nel LIV Golf 2.0 per rendere automaticamente nulla qualsiasi domanda di ammissione al DP World Tour.
L’iscrizione al circuito europeo è la via più semplice per restare nel golf che conta. Il PGA Tour è chiarissimo: da noi si può giocare solo un anno dopo l’ultima gara disputata con i sauditi.
Chi deve scegliere tra LIV Golf e Ryder Cup
L’ultimatum interessa più di tutti l’inglese Tyrrell Hatton, già vincitore di Ryder Cup a Roma 2023 e New York 2025. Poi ci sono il belga Thomas Detry e gli spagnoli David Puig e Josele Ballester.
Jon Rahm, come detto, ha già salutato e rientrerà in Europa.

Il LIV Golf 2.0 ha perso montepremi e tappe. Addio ai montepremi da 20 milioni di dollari per torneo e addio ai weekend ricchi di eventi. Il calendario provvisorio prevede appena dieci tornei. Il tempo per giocare altrove ci sarebbe. Le porte aperte, però, sono sempre meno.
Come detto i tempi sono cambiati. Se Greg Norman voleva rompere gli equilibri del golf mondiale attraverso il LIV Golf, il nuovo ceo Scott O’Neill sostiene invece di voler “completare l’offerta di golf, non competere con quella esistente”. È un messaggio ben diverso da quello del suo predecessore, Greg Norman, nel 2022, quando il LIV nacque spendendo più di un miliardo di dollari per strappare le stelle che non potevano ignorare il denaro.
Il futuro del LIV Golf 2.0 dipende dai giocatori
Il fondo BC Partners Credit ha garantito 300 milioni di dollari per far partire il LIV 2.0. L’accordo di sostegno alla ristrutturazione ha fissato proprio al 25 ottobre la data finale per assicurarsi una “massa critica di giocatori sufficiente a far funzionare una vera lega di golf professionistico”.
Spetta a BC Partners stabilire quanti giocatori, e quali, soddisfino il requisito, e il fondo può prorogare la scadenza per proseguire con la ristrutturazione.
Il rispetto e la lealtà
In tutta questa gimkana di cifre, pochi si concentrano su un aspetto che consideriamo molto importante. Quello umano. Nel mondo ci sono 225 golfisti che hanno la carta per giocare sul PGA Tour: perché quelli rimasti fedeli al circuito Usa dovrebbero improvvisamente fare spazio a chi rientra da tre anni di vacche grasse?

“Se si intervistassero tutti quei 225 – ha detto la scorsa settimana in Giappone Xander Schauffele – ne uscirebbero tre o quattro opinioni diverse. Alcuni non se ne curano dei colleghi del LIV, altri sono davvero arrabbiati, altri vorrebbero una multa enorme, altri li riammetterebbero domani.”
Ad agosto Rolapp ha ribadito che il Tour si fonda sul principio che i giocatori si guadagnano il posto e che (come il DP World Tour) è un’organizzazione con delle regole che contano solo se vengono fatte rispettare. Quindi non è una porta girevole.
Il denaro ha convinto molti campioni a lasciare il PGA Tour. Adesso, però, i petrodollari potrebbero non bastare più. Per chi è rimasto nel LIV Golf è arrivato il momento di scegliere.

