
MONTORFANO (Como) – Su quel ramo del lago di Montorfano che volge a levante c’è chi tira palline da golf. Ne ha tirate tante e lo fa da cent’anni esatti. Il primo secolo di vita del Circolo Villa D’Este è un traguardo che chi ama il golf non può non vivere intensamente.
di Sauro Legramandi
Un conte, un commissario e un reverendo per Villa d’Este
I motivi sono sotto gli occhi di tutti. È sufficiente mettere piede in clubhouse per respirare l’aria di un golf diverso. D’altri tempi ma ancora importante. Non potrebbe essere diversamente per un club nato addirittura prima della Federazione Italiana Golf. Un circolo che cent’anni dopo torna laddove tutto era iniziato, ossia nella proprietà del Grand Hotel Villa d’Este di Cernobbio (oggi appartenente al Gruppo Fontana).

Nel 1925, per soddisfare la sempre crescente clientela anglosassone, il Grand Hotel affidò al conte Alberto Bellinzaghi Locatelli e al commissario sportivo Guglielmo Dombrè il compito di realizzare un campo da golf in zona. I due scelsero un terreno dove i piedi non sono mai in piano, in un bosco con trentamila alberi tra castagni, pini e betulle nel territorio di due Comuni comaschi, Montorfano e Capiago Intimano. Ancora oggi qualsiasi giocatore deve fare i conti con quel bosco.
Le prime diciotto buche furono disegnate da un reverendo, l’architetto inglese Peter Gannon. La clubhouse (distrutta nell’incendio del 1990 e ricostruita) invece fu opera dall’italianissimo Giuseppe Bergomi.
Il 5 ottobre 1926 l’atto ufficiale di nascita del Golf Villa d’Este. Ventidue i soci fondatori.
“Quando Clark Gable fece svenire due commesse”
Lago, Grand Hotel e golf: mezzo mondo s’innamorò subito di questa alchimia lombarda. Imprenditori, intellettuali, aristocratici ma anche personaggi famosi: se i green potessero parlare, racconterebbero del Duca di Windsor, di re Leopoldo del Belgio, di Gary Cooper, Bing Crosby, Romy Schneider e, di recente, Stallone e Schwarzenegger.
“Mio padre mi raccontava che, nel 1954, dopo una sfida in campo, accompagnò Clark Gable in centro a Como per comprare cravatte. Le due commesse davanti all’attore svennero all’istante” dice Silvio Grappassonni. Si racconta che alla fine Gable comprò tremila cravatte.

Dopo varie vicissitudini (compreso un assegno a parecchi zeri staccato da Leopoldo Varasi nel 1981 per rilevare il circolo da una multinazionale statunitense) il Golf Villa d’Este è rientrato di recente nell’orbita del Grand Hotel.
“Siamo davanti a un’eccellenza del nostro territorio e un patrimonio di cui ci sentiamo custodi – spiega Giuseppe Fontana, presidente del consiglio di amministrazione di Villa d’Este SpA -. Il circolo vive oggi una nuova stagione di splendore: va valorizzato e rilanciato, con una particolare attenzione alle nuove generazioni”.
I ragazzi di Montorfano
Villa d’Este ha ospitato 12 edizioni dell’Open d’Italia e per 57 volte gli Internazionali d’Italia maschili e femminili (massima competizione per amateur). Su questi – difficili – fairways hanno vinto, tra gli altri, Olazabal e Stenson, oltre a tanti italiani e italiane. “Venire a giocare qua – ricorda Alberto Binaghi – era come andare al Masters: il primo giorno Sergio Arcellaschi, il capo dei caddie, ti aspettava davanti a decine di caddie e ti affidava a uno di loro. Che poi trovavi anche l’anno dopo”.

Narra la storia che questo circolo abbia avuto in servizio fino a novanta caddie. Oggi non ce ne sono praticamente più in tutta Italia. Così si comprende a fondo come il club comasco sia sempre stato radicato nel territorio scelto dal conte e dal commissario. Sono centinaia i posti di lavoro creati in questo primo secolo: dai caddie ai maestri di golf (almeno trenta quelli nati qua), dai greenkeeper alla segreteria, passando per reception e ristorazione. “Qui ho giocato gli anni di golf più belli della mia vita” dice Lorenzo Silva, evidentemente commosso come l’architetto Franco Piras che ricorda come “ridisegnare i bunker di Villa d’Este per me fu come una tesi di laurea”.
Da queste parti è stato tesserato per un breve periodo anche Teodoro Soldati. A Villa d’Este se lo ricordano bene. Anche lui è un pezzetto di storia.

È qui la festa
Ad aprire le grandi manovre per il centenario è Antonio Munafò, presidente di Villa d’Este. “Non stiamo soltanto guardando al passato con orgoglio – ammette -. Stiamo riconoscendo il valore di una storia costruita da generazioni di soci, presidenti, dirigenti, sportivi e lavoratori. Il nostro slogan è diretto: Heritage Made Contemporary. Vogliamo vivere il centenario custodendo la tradizione e continuando a renderla viva nel presente e nel futuro”.

Nell’anno cento del Golf Villa d’Este tornano sul lago di Montorfano gli Internazionali d’Italia (23-26 aprile) e la storica Targa d’Oro (23-25 maggio), la gara nazionale più longeva d’Italia. Dopo la Pro Am del Centenario (8 giugno) sarà la volta dell’Evento dell’Anno, ossia la Legends’ Exhibition (29 giugno, il giorno dopo l’Open d’Italia a Torino).
Quattro campioni di Ryder Cup in campo
Dopo la Pro Am del mattino con Manassero, Laporta, Migliozzi, Paratore, Celli, Mazzoli e tanti altri azzurri, scenderanno in campo quattro moschettieri. A Villa d’Este si sfideranno in un’esibizione unica Josè Maria Olazabal, Luke Donald, Francesco e Dodo Molinari. Una fetta di Ryder Cup, quattro professionisti già tutti iscritti di diritto nella Storia del Golf. Con un occhio al come eravamo il 13-14 maggio si giocherà The Hickory Masters mentre la grande Festa del Centenario è in programma il 20-21 giugno.
Cent’anni dopo, Villa d’Este resta uno dei luoghi simbolo del golf italiano. E la partita, su quel ramo del lago di Montorfano, è tutt’altro che finita.

