
A 45 anni Justin Rose non sta resistendo al tempo: lo sta dominando. A Torrey Pines l’inglese è stato da solo al comando per quattro giorni. Oggi è il numero 3 del ranking mondiale e, giocando così, è destinato a rimanerlo a lungo. Rose ha firmato una settimana storica al Farmers Insurance Open, batte record sul PGA Tour e riscrive il suo presente e forse anche il suo futuro.
Dominio totale al Farmers Insurance Open
In California Justin Rose ha dominato dall’inizio alla fine diventando il primo vincitore sempre in testa da solo nel torneo dopo 71 anni. In pratica il primo dell’era moderna del golf visto che l’impresa riuscì l’ultima volta a Tommy Bolt nel lontanissimo 1955. Quattro giri in testa senza mai condividere la leadership e allungando di giorno in giorno il vantaggio sul secondo in classifica. In totale lo score parla di un -23 (265 colpi) che rappresenta il nuovo record del torneo a 72 buche, superando quello stabilito da Tiger Woods nel 1999.
Meglio di Tiger Woods
Un successo senza dramma, ma di una solidità impressionante. Rose ha iniziato l’ultimo giro con sei colpi di vantaggio e non ha mai dato l’impressione di poter essere avvicinato, chiudendo con un 70 (-2) e vincendo con sette colpi di margine, il più ampio della sua carriera sul PGA Tour.
“È stata probabilmente la mia prestazione più completa da tee a green” ha ammesso Rose, che non ha nascosto di avere un obiettivo ben chiaro anche nell’ultimo giro: battere il record di Woods. “Ne ero perfettamente consapevole. È stata l’unica cosa su cui mi sono concentrato nelle ultime tre buche”.
Justin Rose, 13 vittorie pesanti sul PGA

Il torneo ha goduto di condizioni meteo ideali, forse tra le migliori di sempre a San Diego, e Rose ne ha approfittato con una gestione impeccabile, soprattutto sul South Course, due volte sede dello U.S. Open. Dopo l’apertura in 62 sul North Course, ha progressivamente ampliato il vantaggio: +1, poi +4, poi +6 fino al +7 finale, trasformando la domenica in una passerella.
Con questo successo, il secondo a Torrey Pines dopo quello del 2019, Rose raggiunge quota 13 vittorie sul PGA Tour, tutte arrivate su campi di altissimo profilo: Pebble Beach, Merion, Muirfield Village, Congressional, Colonial. Campi “da Major”, proprio come la sua carriera.
E proprio i Major restano il centro della sua motivazione. Campione dello U.S. Open, oro olimpico a Rio, sette Ryder Cup disputate, Rose non ha mai smesso di cercare il miglioramento. Un anno fa lasciava Torrey Pines da numero 55 del mondo. Oggi è stabilmente nell’élite.
La scelta di restare sul PGA Tour
“Credo davvero che ci sia ancora del buon golf davanti a me – ha spiegato -. Quei giri, quelle settimane, mi dimostrano che c’è ancora benzina nel serbatoio. Il compito ora è riuscire ad accedervi più spesso”.
In un periodo in cui il dibattito su LIV Golf continua a dividere il mondo del golf, Rose rappresenta l’esempio opposto: ha scelto di restare sul PGA Tour e sul DP World Tour, convinto che solo lì potesse continuare a competere ai massimi livelli. I risultati dell’ultimo anno gli stanno dando ragione.
“Voglio giocare contro i migliori giocatori del mondo. È questo che mi tiene affamato” ha detto.
