Luke Donald: “Sfavoriti ma…” | Zach Johnson: Tiger Woods già parte del team di Ryder Cup

Luke Donald
ROMA Zach Johnson e Luke Donald in Italia per l’evento “Year to Go” (Foto di Andrew Redington/Getty Images)

Capitani coraggiosi Luke Donald e Zach Johnson. A un anno dalla Ryder Cup di golf al Marco Simone da copione vengono a Roma ma rispondono non da copione a duecento giornalisti da tutto il mondo. A partire dal numero uno europeo che in conferenza stampa ammette: “Gli americani hanno una squadra incredibile, quasi invincibile. Oggi siamo gli underdog (gli sfavoriti) ma il mio compito è di dare fiducia”.

Il concetto viene poi ribadito poco più tardi faccia a faccia lontano da telecamere e taccuini.

di Sauro Legramandi

Mister Donald, lei era serio poco fa quando ha definito underdog il Team Europe?
“I was serious. Ero serio. Chiunque direbbe oggi che partiamo sfavoriti. Gli Stati Uniti sono fatti di tanti top player. Guardate la media dei giocatori schierati in Presidents Cup e capirete di che livello di avversari stiamo parlando. Ero serio davvero”.


Secondo lei la Ryder Cup servirà a far cambiare la percezione del golf in Italia?
“Assolutamente sì. La Ryder porta nuove generazioni al golf, porta giocatori e porta tifosi. E’ un evento così eccezionale che si farà sentire ovunque. Ci sarà gente che guarderà in tv il golf senza aver mai visto prima una gara. In Italia e non solo. Mi è piaciuto ieri mattina vedere tutti quei bambini al Marco Simone, così carichi e amanti dello sport. Uno spettacolo. La Ryder farà bene all’Italia”.

Gli americani sono focalizzati su Tiger Woods e sulla sua presenza in campo o non. Secondo lei c’è un Tiger Woods in Europa?
“Guardi, io punto ad avere dodici giocatori forti. Ognuno di loro deve avere un talento particolare, ognuno deve portare qualcosa di suo al Team Europe. E’ un gioco di squadra. Francesco Molinari? Ha fatto la storia a Parigi, vincere cinque punti su cinque non era mai successo. E sta ritornando”.
 

“Tiger Woods fa già parte del Team Usa”

Luke Donald
ROMA Luke Donald e Zach Johnson al Colosseo (Foto di Andrew Redington/Getty Images)

Niente di scontato nemmeno sul fronte statunitense. “Con Tiger Woods mi sento spesso – rivela Johnson -, siamo diventati sempre più amici negli ultimi sei o sette anni. Non so se sarà fisicamente a Roma l’anno prossimo ma sono certo che, in qualche modo, farà parte del team. Per lui la Ryder è una priorità, ci tiene in modo particolare. Nel nostro gruppo ci sono molti giovani e sono tutti cresciuti nel mito di Tiger. Lui fa e farà parte del team, siamo e saremo in contatto”.

Da amici e colleghi ancor prima che futuri avversari, Donald e Luke stanno vivendo intensamente Roma in questa ottobrata da cartolina. Lunedì il battesimo al Marco Simone, quindi la cena ufficiale a Palazzo Colonna. Martedì di buon’ora lo shooting al Colosseo, quindi la conferenza stampa e poi altro appuntamento di gala prima dell’udienza da Bergoglio mercoledì.

Un tour de force a un anno esatto dalla gara delle gare di questo sport. Uno sport per antonomasia individualista che, per tre giorni, diventa una disciplina di squadra. “Per me sarà l’opportunità di una vita – attacca l’americano, 46enne con cinque Ryder da giocatore ma una sola vinta – perché mi sono dato tanti obiettivi nella mia carriera ma questo non c’era. Il principale era diventare un giocatore di Ryder Cup. Ce l’ho fatta e figuratevi ora cosa provo ad essere capitano”. “Concordo – dice il collega, uno degli eroi di Medinah – perché abbiamo dato il meglio per arrivare qua. E lo daremo ancora tutto in una settimana tra un anno”.



Il Marco Simone promosso a pieni voti

ROMA Una vista dall’alto della buca 17 al Marco Simone (Foto di Stuart Franklin/Getty Images)

I capitani coraggiosi hanno studiato per bene il campo di gara. Luke Donald ci ha anche giocato l’Open d’Italia non più tardi di quindici giorni fa. Entrambi spendono parole di puro entusiasmo per il percorso. “E’ il meglio che ti puoi aspettare – ammette Zach  -, un percorso di alto profilo, con saliscendi e difficoltà di ogni tipo. E’ più collinoso dell’Augusta National. I green sono tenuti benissimo. Sembra uno stadio. Chi l’ha pensato e realizzato ne deve essere fiero. Sarà davvero una prova dura per tutti. Non vorrei essere nei panni del caddie e camminare per tutte e 72 le buche!”.

Donald gioca il carico da undici: “Il Marco Simone sarà davvero un gran bel test per il golf, i match si preannunciano molto spettacolari. Negli ultimi due Open è servito un -13 e un -14 per vincere a Guidonia. Il Marco Simone sarà un vantaggio per l’Europa? E’ vero, il capitano ha la possibilità di far configurare il campo di casa in un certo modo, in base alle caratteristiche dei suoi giocatori. Comunque basterà il fatto di tirare la pallina davanti al nostro pubblico per avere energia e ambiente giusto”.


Team Usa favorito

A prescindere da come andrà a finire con i professionisti che hanno scelto di giocare sulla SuperLega araba con conseguente messa al bando da PGA e DP World Tour, gli Stati Uniti oggi sono i favoriti sulla carta. Il bacino da cui attingere i dodici statunitensi è ancora molto più vasto di quello europeo. Ci saranno molti rookie nel Team Usa “ma non mi piacciono confronti tra le squadre. Abbiamo vinto la President’s Cup – incalza Johnson – con un team diverso da quello che ha vinto la Ryder Cup 2020. E la formazione 2023 sarà ancora differente. Poi, intendiamoci sul concetto di rookie e di giovane: nel 2020 c’era un rookie con due titoli Major vinti. L’età è una cosa, l’esperienza è un’altra”.


Team Usa quasi mai profeta lontano da casa

LUke Donald
ROMA Una vista dalla buca 9 del Marco Simone (Foto di Valerio Pennicino/Getty Images)

Scaramanzia o statistica, Team Usa non vince sul suolo europeo dalla bellezza di trent’anni (15-13 a Belfry, Inghilterra). Viste le premesse quella del Marco Simone potrebbe essere davvero la volta buona. Johnson vorrebbe glissare ma poi ci scherza sopra. “So il motivo perché non vinciamo fuori dagli Usa: la mia teoria è che gli europei hanno sempre fatto più punti di noi… Scherzi a parte: vincere è solo difficile. L’ambiente in trasferta è ostile ed estraneo. Sarà dura anche stavolta. Di sicuro so che quella del 2023 sarà l’opportunità di una vita. Ai miei dico: sfidiamo le difficoltà, godiamoci Roma e la chance di rappresentare il nostro Paese.

Vola altissimo anche Luke Donald dall’alto delle sue quattro vittorie in altrettante competizioni giocate (2004, 2006, 2010, 2012): “La storia della Ryder Cup è una storia di vita, davvero. E’ una gara che suscita l’interesse di nuovi giocatori e di nuovi appassionati di golf. La Ryder è più grande di qualsiasi singolo giocatore ed è un ottimo modo per unire tutti. Credo che continuerà a farlo come ha fatto nel corso della storia”.


Luke Donald e gli italiani

BROOKLINE Guido Migliozzi (Foto di Warren Little / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP).

Impossibile non lasciarsi andare alla più classica delle domande da appassionati di golf di casa nostra. Ci sarà spazio per gli azzurri nei dodici d’Europa? “Sono stato davvero contento di aver visto Guido vincere due settimane fa in Francia. Sono felice di avere Edoardo Molinari come vicecapitano, è già stato di grande aiuto. Per non dire di Francesco, uno che ha fatto la storia della Ryder Cup e sta tornando piano piano ai suoi livelli di gioco. L’ho visto in crescita al Marco Simone”.

Quanto sei bella Roma

ROMA Luke e Diane Donald, Kim Barclay e Zach Johnson a Palazzo Colonna (Foto di Andrew Redington/Getty Images)

Chiosa finale sull’accoglienza della Città Eterna. “Non dimenticherò mai Colosseo, Piazza di Spagna, il Pantheon – dice l’americano – e non scorderò il calore dei romani, gente desiderosa di accogliere turisti e non solo. Per me e mia moglie è stata la prima volta qua ma ci torneremo”. Scherza ma non troppo Donald: “Stamattina durante le foto ho avuto paura di colpire il Tempio di Venere…”


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