Kamaiu Johnson e il golf, il Covid piega ma non spezza il suo sogno

Il Covid piega ma non spezza il sogno americano di Kamaiu Johnson. Kamaiu è 27enne afroamericano di Tallahassee (Florida) che dieci anni fa dormiva con madre, nonna e sei fratelli in un appartamento di due camere e giovedì scorso avrebbe dovuto debuttare sul PGA Tour con i più forti giocatori del mondo.

Kamaiu Johnson

Kamaiu Johnson

Il battesimo del fuoco (su invito dello sponsor) sul principale circuito professionistico mondiale è saltato perché alla vigilia Kamaiu è risultato positivo al coronavirus. “Dio evidentemente aveva altri progetti per me” ha detto ai giornalisti in videoconferenza qualche ora prima del giro di prova al Farmers Insurance Open di San Diego, vinto poi da Patrick Reed.

Gli altri progetti sono però solo rinviati visto che dopo il ritiro dal Farmers questo ragazzo ha ricevuto un secondo invito. Gli è stata offerta una wild card per giocare – sempre sul PGA Tour e sempre con i più forti al mondo – l’Honda Classic, gara in calendario dal 18 marzo a Palm Beach Gardens, sempre in Florida.

 

La gavetta di Kamaiu Johnson

Quel giorno Kamaiu potrà dire di avercela fatta. Oggi lo può solo sussurrare guardandosi alle spalle.

Kamaiu Johnson

Kamaiu Johnson

La sua è stata una vita di stenti, di un padre mai conosciuto, di un letto ricavato sotto il tavolo della cucina di casa e di una scuola abbandonata presto. Proprio nel parco di una scuola una decina di anni fa Kamaiu fu visto imitare uno swing stringendo un ramo. “Lo maneggiava come se fosse un bastone, come se l’avesse sempre fatto” ricorda Jan Auger, general manager di un campo della zona.

Quel giorno Jan lo avvicina, lo invita in campo pratica e lì scocca la scintilla. Un amore a prima vista tra Kamaiu e il golf e un fortissimo feeling tra Auger e Kamaiu. “Per me è diventato come un figlio” ammette la donna oggi. Da quel giorno Johnson ha trascorso più tempo sul green che a casa. Ha cominciato a giocare a golf. Ha imparato a giocare bene e quindi a vincere le prime garette sociali. Poi ha messo la testa fuori dal circolo e ha vinto anche lì.

Negli ultimi tre anni per giocare le varie tappe dell’Apga Tour ha dormito spesso con la madre in macchina nei parcheggi vicini ai percorsi perché non poteva permettersi una stanza in hotel.

 

Apga Tour, il golf per le minoranze

Che cosa è l’Apga Tour? Più che un circuito satellite l’Advocates Pro Golf Association Tour è un girone dantesco. Ricorda una qualifyng school, ossia uno di quei tornei di fine stagione dove partecipano centinaia di professionisti a caccia dei pochi posti liberi per l’anno seguente sui principali circuiti internazionali. All’Apga nulla di simile è garantito: si vincono titolo e qualche migliaio di dollari. Dietro questo circuito infatti c’è una onlus il cui scopo è avvicinare le minoranze americane al gioco del golf e prepararle a un eventuale grande salto.

Kamaiu Johnson ha giocato sull’Apga per tre anni, l’anno scorso ha piazzato cinque top ten di fila e ha vinto il Championship. La sua storia è rimbalzata di clubhouse in clubhouse giungendo sino ai quartieri alti della Farmers Insurance, società che sponsorizzava l’omonimo Open sul percorso di La Jolla.

Kamaiu Johnson ha così visto da vicino la svolta della sua vita. Ad oggi lui non può ancora dire di vivere di golf: a questi livelli ogni giocatore deve pagarsi trasferte, vitto e alloggio. Per questo dalla Farmers Insurance hanno deciso di aiutarlo, offrendogli una sponsorizzazione biennale da 25mila dollari a stagione. Non solo: per Kamaiu si è mossa anche Cambridge Mobile Telematics con un ulteriore assegno di 20mila dollari.

Non è da escludere che arrivino altri inviti per giocare gare sul Tour, in attesa di parteciparvi per meriti ottenuti in campo.


 

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Una risposta a “Kamaiu Johnson e il golf, il Covid piega ma non spezza il suo sogno

  1. non capisco la definizione di Afroamericano… cosa vuol dire? Che i suoi trisavoli venivano dall’africa? vi immaginate se un giornalista definisse uno a caso… Mario Balotelli… AfroItaliano? Sarebbe subito tacciato di razzismo.

    Commento veramente stucchevole

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