Storie di cani e di golf: Jess ha trovato 51mila palline, Davos le “vende” per aiutare altri cani

C’è un cane per ogni cosa. C’è un cane per la caccia e uno per il tartufo. C’è un cane da riporto e adesso c’è un cane da golf. Anzi: ce ne sono almeno due di questi esemplari. Uno si chiama Jess, è un collie e vive a Dunfermline, Scozia. L’altro è un Bovaro del bernese, di nome Davos e “in servizio” nel Minnesota.

Dietro due grandi cani, due grandi padroni. A tirar su Jess ci ha pensato Barry Gell, oggi ottantenne con la passione innata per il golf e le passeggiate nel verde. Nel 2005 lo scozzese ha notato un collie “ospite” di un canile della zona ed è stato amore a prima vista. Barry se l’è portato a casa e quindi in un campo da golf e a spasso nella verde Scozia. E qui Jess ha iniziato la sua metamorfosi: da miglior amico dell’uomo a miglior cane per recuperare le palline da golf. L’animale giusto al posto giusto col padrone giusto: tutto vero. Nella caccia alle palline perse è difficile trovare chi ha fatto meglio del collie: negli ultimi dodici anni ha consegnato al suo padrone circa 51mila palline perse tra fairways e fuori limite dei vari campi scozzesi. La media giornaliera è di undici palline dissotterrate o scovate in chissà quale anfratto del rough. E il signor Barry non è un tipo che spara numeri a caso. Se dice 51mila sono 51mila. Lo scozzese ha tenuto un diario quasi maniacale di Callaway o Titleist scovate dal suo cane durante le lunghe escursioni. Tutto nero su bianco: nel 2016 i recuperi sono stati 6277. Nel 2005, l’anno d’esordio di questa mutazioni canina, le palline trovate furono 1405.

Questo collie darà la caccia alle palline da golf?

Cane da golf tra furbizia e qualche battuta

“Ci ho messo tre giorni per addestrare Jess – racconta Gell ai media locali – e poi lui ci ha preso gusto. Lanciavo una pallina, lei me la riportava e io lo ricompensavo con un biscottino. Piano piano ha imparato a cercar palline da solo, anche quando non le lanciavo apposta o mi giravo. Per qualche tempo me ne portava due alla volta ma io gli davo solo un biscottino. Ha capito che la scelta era controproducente e ha smesso di tornare con due palline”.

Se Jess scende in campo con il suo padrone, sa come deve comportarsi. Quelle da cercare sono le palline di Barry Gell andate perse o quelle che si infossano nel terreno. Guai a puntare le palline degli altri giocatori. “Ne individua una anche sotto un bel po’ di neve o di fango, palline magari perse decine di anni fa – prosegue Gell -. Chi se ne intende mi ha valutato un paio di pezzi: valgono almeno cento sterline l’una, tanto sono vecchie. Risalgono agli inizi del Novecento ed era nascosti nei nostri due percorsi”. E qualche aneddoto: “Quando non riesco a giocare perché i campi sono affollati – prosegue – ce ne andiamo a far una passeggiata nei dintorni del circolo: Jess è capace di riempirmi due sacchetti con palline finite fuori limite”.

La storia è carina e simpatica ma si presta a parecchie domande. Qualcuna seria, qualcuna un po’ meno. Ad esempio: che se ne fa un uomo di 80 anni di 51mila palline? Se le avesse vendute sarebbe ricco. Se le avesse regalate ad amici e compagni di team sarebbe l’uomo più benvoluto della zona. Buttandola sul ridere ci si potrebbe interrogare sulla “bomba calorica” rappresentata dai 51mila biscottini ingeriti da Jess dal 2005 ad oggi. Ma Gell ha la risposta pronta: “Jess pesa sempre 27 chilogrammi”. Evidentemente il golf brucia i grassi.

Davos

Cane da golf: Davos, la tv e il “prossimo”

Altro continente, altro cane da golf.  Ad Albertville, nel Minnesota sotto i riflettori di tv e social network è finito Davos, un meraviglioso esemplare di Bovaro del bernese di sei anni.

Davos sul golf cart

Il suo forte da cinque anni a questa parte è aggirarsi sui fairways del Cedar Creek Golf Course e fiutare palline. La caccia alla pallina perduta per lui è iniziata “solo” cinque anni fa ma l’indice di produttività è alto, pare 400 in un mese. Diversamente dal caso precedente, Al Cooper non tiene traccia dei recuperi del Bovaro. Lui, in modo molto più realistico, le palline usate le rivende a 25 centesimi l’una. Compagni di team, amici, amici degli amici i primi clienti del piccolo business. “I soldi incassati – spiega – li usavo per il veterinario e per le spese di Davos”.

Poi la folgorazione davanti al televisore (e a portata di smartphone): secondo l’uomo il quattrozampe si sarebbe “commosso” mentre in tv passava uno spot di un’associazione animalista, l’American Society for the Prevention of Cruelty to Animals, (ASPCA). Ad Al Cooper si è accesa la lampadina: niente più ossa finte da rosicare ma opere di bene per il prossimo. Prossimo che, nella specie animale, equivale a un altro cane. Davos continua adesso a inseguire palline, a dissotterarle per il suo proprietario. I proventi però finiscono nelle casse di Animal Humane Society, con sede nella Golden Valley, sempre in Minnesota.

La caccia continua…


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