
È possibile giocare a golf senza gambe e, di fatto, senza mani? La risposta è sì. E ha un nome e un cognome: Issa Nlareb. Il 37enne camerunense, oggi residente in Francia, è un professionista che scende in campo con due protesi sotto le ginocchia e una cinghia che tiene il bastone legato alla mano sinistra, priva delle dita.
di Sauro Legramandi
Quella di Issa Nlareb è una storia che si comprende davvero solo vedendola in un percorso da golf. È accaduto qualche giorno fa in Brianza, al Villa Paradiso Alps Open, prima tappa italiana dell’Alps Tour.
Issa c’era, grazie a un invito dell’organizzazione. Sguardo fiero fuori, qualcosa di speciale e unico dentro. Le due protesi passano quasi inosservate rispetto a quel che resta delle mani. Non è possibile non rimanere a bocca aperta davanti alla sua routine prima di effettuare un colpo. Determinazione e voglia lo spingono a prendere una cinghia nera e legarsi la mazza alla mano sinistra. Il braccio sinistro e il ferro 7 diventano una cosa sola. Poi il movimento di prova. Quindi il colpo. La pallina, tirata così da Issa, vola. Vola in alto e vola lontano.
Issa Nlareb e le amputazioni dopo la meningite
Il 37enne ha subito l’amputazione degli arti inferiori sotto il ginocchio, delle falangi cinque dita della mano destra e di tre della sinistra. È accaduto dopo una meningite batterica e relativa sepsi nel 2018. E pensare che solo un anno prima il camerunense nato a Bafia aveva vinto tre Open regionali (Nigeria, Gabon e Senegal) entrando di diritto sull’Alps Tour. Talento e grinta ne avevano fatto la speranza golfistica di un intero continente.

Un sogno interrotto a inizio 2018 in Egitto, proprio alla vigilia di una gara dell’Alps. Dopo essersi allenato in campo pratica e aver cenato con gli altri, Issa sale in camera e sente freddo. Tanto freddo. Poi una febbre altissima. L’indomani i suoi commensali calpestano l’erba dell’Ein Bay Open, lui è in ospedale con dolori lancinanti agli arti. Finirà anche in coma. La diagnosi è impietosa: meningite batterica con seguente sepsi.
Cosa è la meningite batterica
Si tratta di un’infiammazione acuta delle meningi che si trasmette con la saliva. Tre i principali batteri responsabili: il meningococco, il pneumococco e l’Haemophilus influenzae di tipo B. Secondo stime mediche, ancora nel 2025 muore circa il 10-15% dei pazienti mentre il 20-30% ha conseguenze invalidanti come amputazioni, danni cerebrali, epilessia e paralisi. Fondamentale è il vaccino.
Tra i casi più noti, la meningite batterica ha colpito la schermitrice Bebe Vio e l’alpinista Andrea Lanfri (che ha scalato poi l’Everest).
“Il mio ultimo swing da normodotato”
“Come mi sono ammalato? Non lo so ancora – racconta Issa Nlareb a Golfando – In quel periodo ho viaggiato tra Camerun, Senegal ed Egitto ma non so dove sono stato contagiato”. Mentre parla, scorre le foto sul cellulare fino a trovare quella maledetta vigilia di gara. Poi mostra il video: “Questo è l’ultimo swing della mia vita prima. Questa invece è la mia cena dopo l’allenamento – aggiunge scorrendo l’album – Poi freddo e febbre”.
Da caddie a giocatore
Issa non si arrende subito all’ipotesi amputazione. Non è abituato a gettare la spugna senza lottare. Lui è nato a Bafia, orfano di mamma a 11 anni e scopre per caso l’esistenza dello Yaoundé Golf Club. Prima raccoglie e vende palline, poi diventa caddie e infine capisce che ha del talento come giocatore. Quindi la prima sacca e le prime gare. Nel 2009 diventa professionista. Nella vita nessuno gli ha mai regalato nulla e figuriamoci se lui accetta senza lottare di farsi amputare gli arti. Issa Nlareb torna a casa, convinto che le cure prima o poi diano frutti.

Purtroppo, la diagnosi suona come una sentenza: la necrosi avanza, gli arti vanno sacrificati.
Per fortuna il golfista non è solo. “Nel 2015 – racconta – ho incontrato la mia madrina, Françoise Collet. E’ una donna francese di Marennes, lavorava in Camerun per l’Unione Europea. Françoise mi ha aiutato a giocare in Spagna le qualificazioni per l’Alps Tour. Sempre lei mi ha portato a Bruxelles per le operazioni. In ospedale sono rimasto tre mesi”.
L’album dei ricordi corre via veloce. “A 24 anni ho preso la mia prima lezione di golf. Il maestro era Olivier Chalon, un professionistia che mi ha spiegato come giocare in Europa. Dopo l’amputazione, sono tornato a Metz per lavorare di nuovo sul mio swing ancora con Olivier Chalon: con lui ho ritrovato il mio ritmo”.
La seconda vita di Issa Nlareb nel golf
Una volta effettuato l’intervento chirurgico, arriva la fase più dura. “Di notte sognavo di avere le gambe e di giocare a golf – racconta oggi – ma poi mi svegliavo, non le sentivo e impazzivo. È stata durissima”. A tenerlo vivo il pensiero della famiglia e del golf. “Anche quando uscii dal coma e non riuscivo a parlare – ha dichiarato Issa Nlareb alla rivista Golf Monthly – non smisi mai di giocare a golf nella mia testa. In ospedale pensavo continuamente alla pallina bianca. Il golf mi ha tenuto in vita e mi ha dato la forza di volontà per giocare di nuovo oggi. Il golf è la mia vita”.

Viste le premesse è facile pensare alla faccia dei medici quando il camerunense domandò loro se avrebbe mai potuto tornare sul green. “Mi hanno risposto che potevo camminare e lavorare ma non erano sicuri sul ritorno in campo. Il problema è questa mano sinistra” dice, mostrando quel che resta dell’arto.
Malika, la figlia geniale
Qualche mese dopo Issa è in campo. Sotto le ginocchia due protesi pesanti quasi sei chili l’una reggono un fisico asciutto e ben distribuito su 193 centimetri. Impugna un putter o un pitch (due bastoni usati per colpi brevi, ndr) per mandare la pallina in buca o in avanti di una cinquantina di metri.
“Sono tornato in Camerun dopo le operazioni e la Federazione mi ha affidato i migliori professionisti del Paese – ricorda oggi il golfista – e per alcuni mesi li ho seguiti e allenati. Dopo una gara in Guinea Equatoriale, una domenica sera, ero molto deluso e davvero arrabbiato. In quel momento, mia figlia Malika si è avvicinata dolcemente e mi ha chiesto: “Di cosa hai bisogno per tornare a fare le gare e giocare di nuovo?”. Le ho spiegato il problema della mia mano sinistra che non controllavo. Ed è proprio lì che mi ha dato quell’idea magica: legare la mia mano con una fascia Velpeau”.
La piccola Malika è una folgorazione per Issa: una sua frase, “graffia la tua mano col tuo bastone”, diventa per Issa “lega la tua mano al tuo bastone”. Il metodo funziona: la cinghia tiene ancorata la mazza alla mano nella salita del movimento ma soprattutto la controlla nel downswing quando la velocità è massima.
La ripartenza di Issa Nlareb
Nlareb ora ci crede più che mai: il golf può essere ancora la sua vita. Ritrova Olivier Chalon, l’uomo giusto per ripartire. E da dove riparte nel 2021? Dall’Egitto, da quella gara mai giocata tre anni prima. Gioca con i normodotati e passa il taglio come uno di loro. Issa è tornato.

Il suo swing e la sua storia rifanno presto il giro del mondo. Issa non è più la speranza golfistica di un continente ma il simbolo di rinascita e inclusività. Il DP World Tour parla di lui, le riviste specializzate pure. Arrivano inviti a diverse gare e il golfista amputato scopre la European Disabled Golf Association che organizza circuiti e ranking dedicati al mondo della disabilità. Si iscrive e gioca le prime gare. Oggi è al primo posto del ranking EDGA.
Issa Nlareb, vittorie senza premi: il problema sponsor
La storia di Issa Nlareb arriva anche negli Stati Uniti. Nel 2024 partecipa allo US Adaptive Open: vince nella categoria “Amputati multipli” ed è quarto assoluto tra gli uomini. L’anno dopo bissa il successo di categoria e arriva settimo nella graduatoria generale. Ha anche incontrato Barack Obama e ha una sua lettera di ringraziamento per la partecipazione. I risultati portano gloria ma non pane per la famiglia di Nlareb: non sono previsti assegni per quei piazzamenti.

“Oggi gioco in Italia perché ho una wild card e un appoggio logistico dal mio amico Angelo – dice Issa al termine della gara di Villa Paradiso (Monza) – ma non è facile giocare senza avere uno sponsor. Viaggiare costa, iscriversi alle gare costa. Oggi sono padre di tre figli e non è facile per me prendermi cura di loro e allo stesso tempo giocare. Da grande? Ho fatto il corso da istruttore di golf ma per adesso voglio giocare”.
Issa Nlareb è tornato a giocare e a vivere. Golf e disabilità possono convivere. Ma senza uno sponsor, ogni gara diventa una montagna da scalare. E in uno sport che parla sempre più di inclusione, forse è il momento che tutti facciano davvero la propria parte.
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