
Quelli del golf e del turismo sono due mondi che devono parlarsi sempre di più. Inutile girarci intorno: se la base di praticanti non aumenta in modo considerevole e velocemente i circoli devono puntare sul turismo golfistico per sopravvivere. Di come muoversi bene e insieme se ne è discusso ancora una volta nel meeting del consorzio Golfimpresa tenutosi a Garda Hotel San Vigilio Golf lo scorso 24 febbraio.
Durante il dibattito quel rapporto è stato sviscerato da tutte le parti in causa. Nessuno nasconde le difficoltà di molti circoli a conciliare la componente turistica con le esigenze dei soci abbonati, così come ha ribadito il padrone di casa Pietro Apicella.

Dal lato loro i tour operator evidenziano come molti circoli non siano pronti a lavorare con il golfista che viene dall’estero, mettendo (ad esempio) a disposizione tee time anche con parecchi mesi di anticipo. A parlarne è stato Alessandro Dinon, titolare di “I Viaggi di Seve”. “Quando cerchiamo un tee time in Spagna la risposta via mail ci arriva in media in 24 ore – dice Dinon – mentre da noi si parla di 4/5 giorni. In Italia mi sento dire spesso “portami chi vuoi dal lunedì al giovedì ma nel weekend abbiamo le gare”. Che dire davanti a risposte simili? Il green fee che ci fate pagare come tour operator è sicuramente superiore a quello che chiedete a un vostro abbonato in gara. Eppure… “
Presente anche Giovanni Malcotti, addetto ai lavori e autore del libro Il Golf Manager . “L’esperienza personale mi porta a ribadire che un sistema turistico nasce dall’aggregazione e dall’accoglienza. Sappiamo che un golfista che viene in Italia difficilmente giocherà due volte sullo stesso percorso. La voglia di provare corrisponde a experience diverse anche fuori dall’ambito golfistico”.
Chi vuole il turista e chi no
Davanti a ottanta partecipanti (metà via Zoom) Arturo Filippini, presidente di Golfimpresa, ha sottolineato di voler avviare un confronto franco tra i diversi addetti ai lavori per definire linee guida chiare e un’offerta turistica strutturata da presentare alle istituzioni.

Preso atto di circoli che tra golfisti soci e golfisti turisti scelgono a priori i primi, viene naturale distinguere tra strutture a vocazione turistica e strutture no. Le prime possono lavorare in modo stabile con tour operator e addetti ai lavori, le seconde puntano su altro. Anche per questo è emersa la necessità di una reale presa di coscienza e, in alcuni casi, di un cambio di mentalità (o di un passo indietro) per non danneggiare l’immagine complessiva del golf italiano all’estero.
Nella sessione pomeridiana a San Vigilio, Francesco Tapinassi, direttore di Toscana Promozione Turistica e referente del progetto Italy Golf & More, ha parlato del progetto che vede in prima fila oggi otto regioni e per la prima volta prevede referenti tecnici dedicati. Il prossimo passo sarà estendere il progetto a tutte le regioni, con quote agevolate in base ai percorsi. In calendario il primo incontro proprio con regioni e tecnici per mappare la situazione e costruire un progetto condiviso da presentare al Ministero del Turismo, all’ENIT e alla Federgolf.
Uno stand, tanti circoli
Il punto centrale emerso con forza dall’incontro è la volontà di superare la frammentazione attuale. I circoli e gli operatori italiani del turismo golfistico non andranno più all’estero ognuno per conto proprio, ma presenteranno il prodotto “Italia” sotto un unico cappello e in un unico stand alle principali fiere ed eventi internazionali. Questo approccio, supportato dal contesto già consolidato di Italy Golf & More (con esperti del settore e fondi stanziati), permetterà una promozione più efficace e coordinata.
All’interno dello stand unico, la commercializzazione resterà affidata agli operatori locali e territoriali, ma l’immagine complessiva sarà quella di un’offerta nazionale unitaria, di qualità e di grande appeal.
Golfimpresa si candida a fare da anello di congiunzione, rappresentando e portando la voce dei circoli consorziati verso le istituzioni e i mercati esteri.
