La buca 17 del The Players: l’isola delle palline di golf perse

Quello appena concluso e vinto da Cameron Young è uno degli appuntamenti più spettacolari e attesi della stagione del PGA Tour. Il Tournament Players Club Sawgrass è uno dei campi a stelle e strisce più pittoreschi e dal 1982 ospita il The Players Championship. Parte del suo successo è dovuto all’ingiocabile buca 17, un par 3 che seduce e abbandona.

di Sauro Legramandi

Il TPC Sawgrass è stato fondato nel 1980 a Ponte Vedra Beach, alla periferia di Jacksonville, in Florida, e continua a essere impegnativo anche dopo 46 anni. Il campo è stato pensato per creare un’atmosfera quasi da stadio dove i tifosi stanno in piedi sopra i green su collinette rialzate.

“Come andare dal dentista”

La buca 17 del TPC Sawgrass, conosciuta come Island Green, è probabilmente il par-3 più famoso del golf mondiale.

Nel corso degli anni questa buca è diventata una vera attrazione: tra gli amateur c’è chi va apposta a Jacksonville per provare a non finire in acqua. I professionisti la temono quasi più di buche lunghe oltre 400 metri.

Sono ancora valide le parole del grande Mark Calcavecchia che nel 2009 disse che giocare quella buca 17 “è come avere un appuntamento alle tre del pomeriggio per una devitalizzazione. Ci pensi tutta la mattina e ti senti male tutto il giorno. Sai che prima o poi dovrai farlo.”

Il green con tanta acqua attorno

La buca 17 è un’isola collegata alla terraferma da una sottile lingua di terra. Dall’alto ricorda la mela di Apple. Golfisticamente parlando è un par 3 di 125 metri. Island Green è lunga 24 metri ed è larga 25, con una superficie totale di 363 metri quadrati.

Il progetto iniziale prevedeva un semplice green par 3 con un lago lungo un lato. Ma siccome non tutti i progetti sono perfetti ci si accorse troppo tardi di aver fatto male i conti con l’approvvigionamento.

Le tonnellate di sabbia acquistate per bonificare l’area paludosa e trasformarla in green finirono molto prima del previsto. Morale della favola: rimase un grande cratere tra bordo green e terraferma.

Da qui la scelta più scontata e, col senno di poi, fortunata: riempire la voragine con acqua.

I numeri

E veniamo ai numeri. A Sawgrass è stato calcolato che ogni anno in quell’acqua finiscono 100mila palline, con picchi di 125mila in alcune annate “fortunate”.

Provate a pensare quante sono 125mila palline e quanto lavoro ci sia per gli addetti chiamati a recuperarle (non servono sub, l’acqua è profonda al massimo 1,5 metri).

Viste le premesse è comprensibile che quella sia una buca acchiappa-palline. Pensate a un comune mortale sul tee della 17: volete che dopo la prima pallina in acqua non abbia l’irrefrenabile voglia di riprovarci? E poi quella ben conosciuta sensazione che la terza sia quella buona?


Gli amateur s’intestardiscono ma i professionisti non sono da meno in fatto di palline perse. Durante il The Players Championship infatti le cose non vanno molto meglio, ovviamente in proporzione. Nei primi due giorni di gara 144 professionisti passano da quella buca, nel weekend circa la metà: dal 2003 al 2025 i pro hanno mandato in acqua in totale tra le 1.000 e le 1.100 palline. Una media di 45-50 a ogni edizione.

Il picco fu nel 2007 quando, complice un vento fortissimo, finirono in acqua 93 palline.

L’edizione 2026 ha fatto registrare il nuovo record di “palline risparmiate”: lo scorso weekend sono state solamente 27.

La buca in uno

Fortunatamente qualche pallina che finisce in buca al volo c’è ancora. Sono 14 le hole-in-one registrate in gara dal 2003 a oggi. Dopo una lunga assenza si sono viste tre hole-in-one nel 2023 (Smalley, Rai e Buckley), una nel 2022 (Shane Lowry) e una nel 2024 (Ryan Fox).

Il green in regulation non è per tutti: la percentuale più bassa è datata 2022, quando si assestò al 66%. Record ancora imbattuto quello del 2014, quando il green in regulation arrivò all’87%.

Quest’anno si è assestato al 78%: la 17 è risultata la tredicesima buca per difficoltà dell’intero percorso.

Dai 12 colpi al gabbiano nel 1998

A volte non sono solo gli amateur ad intestardirsi sulla buca delle palline perse. Nel 2005 Bob Tway ha chiuso il par 3 in 12 colpi, mettendo a segno il punteggio più alto mai registrato su qualsiasi buca del TPC. Nel 2021 Ben An la chiuse con un colpo in meno.

E quando sembra filare tutto per il verso giusto ci si mette Madre Natura. Nel 1998 il golfista Brad Fabel finì in green con il tee shot, ma vide un gabbiano atterrare accanto al green, raccogliere la pallina e lasciarla cadere in acqua. Fortunatamente per Fabel, l’animale fu etichettato come “agente esterno” e, ai sensi delle Regole del Golf, gli fu permesso di riposizionare la palla nel punto originale.