Anthony Kim, dopo 16 anni il ritorno impossibile: vince il LIV Golf Adelaide

Per oltre un decennio è stato il grande fantasma del golf mondiale. Un talento purissimo, capace di arrivare al numero 6 del ranking mondiale per poi sparire dall’oggi al domani, senza spiegazioni. Adesso Anthony Kim è tornato. Dopo qualche mese di rodaggio, l’americano ha vinto il LIV Golf Adelaide, 16 anni dopo il suo ultimo successo.

In Australia Kim ha firmato una delle giornate più spettacolari della sua carriera. Il suo 63 nel quarto giro (-9 di giornata, -23 finale) non ha lasciato scampo a campioni del calibro di Jon Rahm, secondo dopo un 71, e Bryson DeChambeau, crollato con un 74.

Da stella mondiale a “missing”

Il 4 maggio 2012, a Quail Hollow, Kim uscì da una delle tante gare giocate sul PGA Tour, mise le sacche nel bagagliaio e se ne andò. Da quel momento: silenzio. Dodici anni lontano dal golf competitivo e dalla vita pubblica, segnati da dipendenze da alcol e droghe così profonde che oggi lui stesso parla di “miracolo” per essere ancora vivo.

Nel frattempo il mondo del golf era andato avanti. L’ex stella del PGA Tour, invece, doveva prima di tutto salvarsi.

La rinascita in quella frase di Anthony Kim

Anthony Kim dopo il putt decisivo nel giro finale del LIV Golf Adelaide (Foto d Charles Laberge/LIV Golf)

Il rientro non è stato romantico. Il LIV Golf gli ha concesso una chance nel 2024 come wild card, ma i risultati sono stati durissimi: spesso nelle ultime posizioni, solo l’ombra del campione che era stato. Lui però ci credeva e aveva coniato il suo mantra personale: fare l’1% meglio ogni giorno.

A fine stagione arriva la retrocessione sul circuito saudita. Ma dopo aver toccato il fondo inizia la risaluta: Anthony Kim chiude al quinto posto il Saudi International, una gara di qualificazione per restare sul LIV. La fortuna gli dà anche una mano:  il collega Dustin Johnson lo sceglie per il suo team 4 Aces, in modo da colmare il vuoto lasciato da Patrick Reed che è tornato sul PGA Tour.

“Non sono un perdente: mia figlia lo sa”

Al Grange Golf Club, Kim non gioca solo contro due top player come Rahm e DeChambeau. Gioca contro il suo passato. Le reazioni al LIV Golf Adelaide sono quelle di un tempo: calci alle gambe e pugni alzati, ossia tanta energia. Quattro birdie consecutivi, la rimonta completata, il pubblico in delirio.

“Ogni putt entrato era come superare un pezzo delle difficoltà della mia vita. È stato terapeutico”, racconta Kim, 40 anni, sorridendo anche per un dolore all’anca causato da troppa esultanza. Sul green della 18 arriva anche il momento più potente: la figlia Bella, 4 anni, corre tra le sue braccia.
“Un giorno capirà. E saprà che suo padre non è un perdente”, dice Kim con la voce che trema.

Un successo che vale più dei 4 milioni

La vittoria in Australia – la prima dallo Houston Open 2010, l’ultima delle sue tre sul PGA Tour – vale quattro milioni di dollari, quasi quanto la miglior stagione economica della sua carriera precedente. Ma il valore simbolico è immensamente più alto.

Kim rientra ora appena fuori dalla top 200 mondiale, grazie ai punti ranking concessi al LIV. Oggi è il numero 203 al mondo: venerdì il numero 847. Ma soprattutto rientra nella conversazione del golf che conta. In un momento in cui il circuito saudita ha perso nomi pesanti come Brooks Koepka e Patrick Reed, il suo successo diventa una storia universale.

“Non ero una buona persona quando ero giovane. Oggi sono diverso. Con Dio, la mia famiglia e la sobrietà posso arrivare ovunque”, dice.