
Scottie Scheffler ha ricominciato da dove aveva lasciato: vincendo e dominando sul PGA Tour di golf. All’American Express il numero 1 del mondo ha imposto la sua legge con un giro finale in 66 (-6), quattro birdie in sei buche, -27 totale e un successo con ben quattro colpi di margine che racconta, ancora una volta, la distanza attuale tra lui e il resto del PGA Tour.
Scottie Scheffler, numeri impressionanti
I dati e i risultati spiegano meglio di qualsiasi aggettivo il fenomeno Scheffler. Con questo successo, il texano ha raggiunto quota venti vittorie sul PGA Tour, tutte conquistate negli ultimi quattro anni, abbastanza per garantirgli la membership a vita sul circuito. Ancora più significativo il dato sulla sua superiorità: nove delle venti vittorie sono arrivate con almeno quattro colpi di vantaggio.
Prima dei 30 anni, Scheffler ha già messo insieme 20 titoli e quattro Major. Nella storia del golf moderno, solo Jack Nicklaus e Tiger Woods erano riusciti a fare altrettanto. Un confronto che non è più forzato, ma inevitabile.
“È piuttosto incredibile – ha ammesso Scheffler che a giugno compirà 29 anni -. È stato un inizio di carriera speciale, ma cerco di non pensarci troppo. Mi concentro solo su quello che devo fare per essere pronto”. Parole semplici, in linea con il profilo di un uomo che continua a vincere senza mai dare l’impressione di forzare.
Gli illusi all’American Express
Il giro finale al La Quinta Country Club nella californiana Coachella Valley, ha mostrato tutta la sua solidità. Scheffler ha accelerato quando contava, mentre attorno a lui gli avversari sparivano. Come alla buca 5 (par 5) dove lui trovava facilmente i fairway, gli altri no. Da quel momento in poi, la sensazione è stata quella di una corsa a senso unico.
A farne le spese è stato anche Blades Brown, 18 anni, protagonista di una settimana comunque storica. Fresco di diploma e reduce da un evento del Korn Ferry Tour alle Bahamas, Brown è diventato il primo giocatore a disputare otto giorni consecutivi di competizioni ufficiali PGA Tour. Ma il sogno di diventare il più giovane vincitore degli ultimi 95 anni si è spento rapidamente sotto la pressione e, forse, la stanchezza. Alla fine ha chiuso in 18esima posizione (-19).
Cinque buche sono bastate a cambiare tutto. Brown e Si Woo Kim da contendenti si sono ritrovati a cinque colpi da Scottie Scheffler, che nel frattempo aveva inserito il pilota automatico. Il doppio bogey di Brown alla 5 ha segnato lo spartiacque. Da lì in avanti, il leader mondiale non si è più voltato indietro.
Il bogey alla “Alcatraz”
Neppure un doppio bogey alla buca 17, il par 3 Alcatraz, ha realmente inciso sul risultato finale. Era l’unico errore di una domenica quasi perfetta, arrivato quando il margine era ormai rassicurante..
Alle sue spalle, Jason Day ha chiuso con 64 risalendo fino al secondo posto condiviso, insieme a Ryan Gerard, Matt McCarty e Andrew Putnam. Si Woo Kim ha limitato i danni con un 72 finale e un sesto posto ex aequo, ma senza mai dare l’impressione di poter davvero impensierire Scheffler.
Ora il numero 1 del mondo si prenderà una settimana di pausa prima di tornare in campo per tre tornei consecutivi sulla West Coast. Il primo sarà il Phoenix Open, lo stesso torneo in cui quattro anni fa conquistò la sua prima vittoria sul PGA Tour, allora allo spareggio. Da quel momento, il divario con gli avversari non ha fatto che aumentare.
