
Tra i giocatori di golf c’è chi cerca la potenza dei legni e chi il controllo dei ferri. Giovanni Tamburi apparteneva a questa seconda categoria. A 16 anni era diventato molto bravo con i ferri, tanto da guadagnare parecchi metri e tanta fiducia. “Tirava molto più lontano rispetto all’anno scorso ed era felicissimo di usare i bastoni del papà”, racconta a Golfando Mario Tadini, maestro professionista da quindici anni in servizio a Crans-Montana.
di Sauro Legramandi
Il golf era una delle tre passioni del 16enne bolognese che il rogo a “Le Constellation” di Crans-Montana ha spento per sempre. “Le altre erano le moto, il Bologna e la scuola” spiega Maurizio de Vito Piscicelli, zio di Giovanni e volto noto nel golf italiano.
Giovanni Tamburi “un cucciolo che aveva scoperto il golf”
Passioni comuni ma allo stesso tempo uniche per un 16enne che ha il diritto e il dovere di avere una vita davanti a sé. Un diritto e un dovere cancellati la notte di Capodanno. “Giovanni era un cucciolo, bravo, carino ed educato – prosegue de Vito Piscicelli, numero uno del Progetto Emilia Romagna Golf – e da qualche tempo gli era scoccata forte la scintilla per il golf”.
Sul fairway ci andava con il padre Giuseppe, due volte campione sociale al Golf Club Bologna dove i Tamburi erano di casa. Non un circolo qualsiasi quello di Monte San Giusto, lungo la via Emilia che porta verso Modena. Ad inaugurarlo nel 1959 fu il conte Achille Sassoli de Bianchi. La sorella, Letizia Sassoli de Bianchi in Tamburi, è la nonna di Giovanni.

Letizia era presente alla veglia dell’altra sera nella chiesa bolognese di Sant’Isaia. “Giovanni era un angelo, sono certa che ci guarda da lassù” ha detto a chi l’avvicinava.
“E’ stata la nonna a portarlo in campo pratica le prime volte a Bologna – prosegue lo zio – e Giovanni si stava sempre più appassionando. Aveva fatto anche due gare nel finale di stagione, erano andate bene e si era abbassato di handicap, era lanciato. A Crans-Montana si allenava con Mario Tadini”.
De Vito Piscicelli nella località svizzera di Crans-Montana c’è andato per anni con il padre di Giovanni, conosce “Le Constellation” e altri locali della zona. “Vorrei dire una cosa che riguarda la Svizzera ma anche l’Italia: è ora di smetterla di accendere petardi o bengala in luoghi chiusi. Basta una scintilla minima e…”
“Giovanni, Emanuele e gli altri bravi ragazzi”
Mario Tadini insegna golf ai giovani e giovanissimi da una vita. Ha fatto lezione sia con Emanuele Galeppini che con Giovanni Tamburi. “Emanuele era una promessa del golf italiano, lo conoscevamo bene tutti. Giovanni era diverso, giocava tanto d’estate qua e poi a Bologna si concentrava sullo studio, come è giusto che sia. Era un ragazzo eccezionale, bravo e serio. Bravo e serio come Emanuele e come un’altra ragazza mia allieva che era con loro a Capodanno e che ora è ricoverata a Zurigo”.

Tadini conferma che Emanuele e Giovanni si conoscevano: “Facevano parte di un bellissimo gruppo di amici, tutti bravi. Sono tre notti che non dormo pensando a loro”.
Golf Club Bologna: “Lo ricorderemo per sempre”
Stesso profilo di Giovanni Tamburi arriva dal Golf Club Bologna. “Aveva fatto i corsi da bambino e poi aveva proseguito – dicono dal circolo felsineo -. Adesso era sempre più presente, anche se la sua priorità era la scuola. Da noi giocava nel tempo libero, più che altro nei periodi festivi”.
E ancora: “Era un bravissimo ragazzo, disponibile con tutti, si integrava con i compagni e sapeva come stare in campo e come rapportarsi con tutti. Come lo ricorderemo? E’ ancora presto ma qualcosa per lui faremo”.
Adesso è il momento della preghiera, i ferri del papà restano in sacca. Purtroppo.
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