L’opinione: “In Italia manca la cultura del golf: i circoli sanno che esiste Facebook?”

Inutile nascondersi: nel nostro Paese non c’è cultura del golf. Per molti questo sport non è ancora decollato “per colpa della Federazione e degli altri in genere”. Mai una volta che il dito sia puntato su golfisti e/o circoli. Per decollare serve conoscere. E quindi comunicare. Manca una comunicazione che parta dal basso, dai circoli. Marco Bardella, consulente in marketing digitale e “social media marketing”, applica il suo sapere al mondo del golf. Armato ‘addirittura’ di calcolatrice, dimostra in questo post quanto sia ancora piccolo il mondo del golf italiano. A partire da come sfruttare il pacchetto da 99 euro. (s.l.)

“Lo sentiamo spesso dire, soprattutto adesso che la Ryder Cup è diventata realtà: ‘Dobbiamo rendere questo sport più popolare e farlo conoscere alla massa’.

Poi tra il dire e il fare…spesso il vuoto. “E’ la Federazione che deve investire”, dicono alcuni. Io dico invece che la comunicazione deve nascere dal basso, ovvero dai circoli. Loro dovrebbero essere i primi interessati ad avere un numero di giocatori più importante, invece di contendersi i pochi che ci sono.

In questi giorni si sente sussurrare del famoso pacchetto dei 99 euro per scoprire il golf. Invece di dirlo sottovoce, perché non lo si fa sapere in maniera importante? Oggi ci sono strumenti come Facebook (in Italia siamo oltre 27 milioni ad averlo) che permettono un passaparola fenomenale.

E’ vero, per rendere la comunicazione efficace bisogna avere una pagina e poi “sponsorizzare” i post. Ma è anche vero che con un po’ di capacità “social media marketing” e budget ridicoli (se paragonati ad altri media) si possono mostrare i post. Quindi gli annunci arrivano a un pubblico molto mirato e selezionato.

La cultura del golf passa anche dai social network

Ad esempio se il circolo fosse a Monza e volessimo pubblicizzare il nostro post del pacchetto a 99 euro tra chi oggi gioca al tennis avremmo un potenziale di 110.000 persone interessate al tennis. Il tutto in un raggio d’azione di nove chilometri.

Spenderemmo una cifra tra i 200 euro e i 400 euro con una precisione di comunicazione chirurgica. Non male! Un po’ come se fosse un volantinaggio “selettivo” sugli appassionati al tennis attorno a me per dir loro: “Ehi, vieni a provare il golf, a soli 99 euro”.

Cultura del golfSe io fossi un circolo lo farei. Spendo 400 euro e di quanti nuovi giocatori ho bisogno che si iscrivano per “andare pari”? Voliamo basso: diciamo che se ne iscrivono tre e, se sono bravo, uno di loro diventa poi “giocatore di golf”.

Incasso 99 x 3 = 297 euro. Poi il superstite dei tre nel giro di due mesi si appassiona e diventa giocatore. Gli proponiamo un mini abbonamento al campo pratica a 200 euro, poi vuole migliorare e quindi lezioni col maestro. Poi parla con due amici: “Non ci posso credere, ma sai che il golf è un gioco stupendo?” e ne porta due che a loro volta si appassionano ecc…

Capiamo subito che quei 400 euro spesi per sponsorizzare il post sono un ottimo investimento. Moltiplicate questo per 5, per 10, per 100.

Più di un direttore di circolo: Facebook? Ci penso ma non credo che funzioni per noi Condividi il Tweet

Il problema è culturale, di chi gestisce la maggior parte dei circoli. Il mio mestiere è fare comunicazione digitale con i social e con Google Adwords. Mi è capitato di parlare con alcuni direttori per proporre quello che ho appena descritto per sommi capi. La risposta è sempre stata “…mmh ci devo pensare, ma credo che non serva a molto” e poi finiva li. Peccato…

La cultura del golf e le (inutili) foto dei vincitori di una gara

Poi bisognerebbe sapere come si comunica sui social: la classica foto sui social dei circoli è “Premiazione con l’immagine del vincitore e la sua bella targa”. Chi sarà interessato a questa immagine? Il vincitore, sua mamma e papà e il direttore del circolo (se sono su Facebook). Non dico di non mettere queste immagini, ma se un non giocatore si deve innamorare del gioco più bello del mondo, bisogna fare emozionare.

Tutti i circoli sono stupendi, dai top 10 in giù ci sono delle immagini del campo, scorci di natura che, se fotografati, lasciano a bocca aperta. Mostriamo le persone mentre giocano, non per forza i pro, ma i neofiti in campo pratica mentre sono col maestro. Mostriamo tutti gli aspetti del golf: la gioia, la tensione, la frustrazione, la soddisfazione, il gesto tecnico e atletico, insomma creiamo un’immagine che crei vicinanza.

Cultura del golf

Tecnicamente bisogna avere la pagina (è molto facile crearla), postare tutti i giorni una volta, creare immagini di qualità (fatte con lo smartphone) e tirare fuori l’anima da tutto questo, perché la comunicazione passa attraverso il cuore e non il cervello. Poi in mezzo a questo mood, post “commerciali” per attirare nuovi giocatori e far venire più spesso quelli che già lo sono.

Come disse Einstein: “La follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”. …e come dargli torto?


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Una risposta a “L’opinione: “In Italia manca la cultura del golf: i circoli sanno che esiste Facebook?”

  1. Finalmente un’osservazione valida… Ho sempre pensato che la Federazione non ha investito in persone valide per aumentare gli appassionati di questo stupendo gioco. Nel 2006 Molinari vinse L’ open d’Italia…eravamo arrivati a 100000 tesserati e poi….aumentata la tessera federale e oggi mi pare il numero non sia aumentato.
    Peccato, sono sicuro che se alla gente che oggi pratica altri sport si portasse in un campo pratica si innamorerebbe di questo fantastico gioco.

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