Golf, si riparte: cinque buoni propositi per la nuova stagione

Ci sono momenti dell’anno in cui il golf sembra avere un sapore diverso. Uno di questi è sicuramente il ritorno in campo dopo una pausa. Si riprendono i bastoni, si torna sul tee della 1 e, quasi inevitabilmente, ci si aspetta di ritrovare subito le sensazioni di qualche mese prima.

di Jacqueline Pecoitz

Poi arriva il primo colpo. E magari non va come avevamo immaginato.

Il corpo sembra un po’ più rigido, il ritmo non è quello di prima, la palla parte in una direzione non prevista. E in pochi secondi quella che doveva essere una giornata di golf rischia di trasformarsi nella ricerca di ciò che, secondo noi, non funziona più.

Ecco perché credo che la ripresa della stagione sia un momento importante non soltanto per tornare a giocare, ma per decidere come vogliamo giocare.

Da maestra professionista mi capita spesso di vedere golfisti che, dopo una pausa, pretendono immediatamente il medesimo livello di gioco raggiunto alla fine della stagione precedente.

È umano. Ma il golf non funziona così. Il golf ha bisogno di tempo, ascolto e pazienza. E forse anche questa nuova stagione può essere l’occasione per cambiare qualche abitudine.

Ecco i miei cinque buoni propositi per il golfista che torna in campo.



Non pretendere di ritrovare tutto subito

1 Il primo errore è quello di voler ricominciare esattamente da dove avevamo lasciato.

Ma il corpo ha una memoria straordinaria e, allo stesso tempo, ha bisogno di essere riattivato. Dopo una pausa dobbiamo ritrovare mobilità, coordinazione, sensibilità e soprattutto il rapporto con il gesto.

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(foto di MLADEN ANTONOV / AFP)

Per questo consiglio sempre ai miei allievi di non giudicare troppo severamente le prime uscite. Le prime gare non devono essere un test per capire quanto siamo peggiorati. Devono essere un’occasione per capire da dove ripartire. Osservate il vostro gioco. Ascoltate il corpo. Cercate di capire quali sensazioni sono rimaste e quali devono essere ricostruite.

Non serve avere fretta.

2. Rimettere il corpo al centro

2 Quando pensiamo al golf, pensiamo quasi sempre allo swing. Ma prima dello swing c’è il corpoUn corpo che deve riuscire a ruotare, stabilizzarsi, trasferire energia e ripetere il movimento per 18 buche.
Eppure il riscaldamento viene ancora troppo spesso considerato una perdita di tempo. Arriviamo al circolo, prendiamo il bastone, facciamo qualche swing e siamo pronti per il tee della 1.

Io credo invece che questa nuova stagione possa essere l’occasione per cambiare prospettiva. Non servono necessariamente allenamenti lunghi o attrezzature complicate. Anche pochi minuti di mobilità e attivazione, fatti con consapevolezza, possono cambiare il modo in cui affrontiamo il campo.

Preparare il corpo significa preparare il gioco. E soprattutto significa concedersi la possibilità di arrivare alla 18 con ancora qualcosa da dare.



3. Smettere di cercare lo swing perfetto

3 Questo è probabilmente il proposito più difficile perché noi golfisti siamo bravissimi a complicarci la vita. Un colpo va male e iniziamo a pensare alla posizione delle mani. Un altro va a destra e pensiamo al piano dello swing. Poi arriva un buon colpo e cerchiamo immediatamente di capire perché sia riuscito.

Jacquelin Pecoitz

Il problema è che, a volte, pensiamo così tanto al movimento da dimenticarci di giocare. La tecnica è importante. È il linguaggio attraverso il quale costruiamo il nostro gioco. Ma lo swing non deve diventare il nostro avversario. Una volta costruito un movimento sufficientemente solido, dobbiamo imparare a fidarci. Sul campo non dobbiamo eseguire una lezione di golf.

Dobbiamo giocare un colpo alla volta. E questa, per me, è una delle differenze più importanti tra allenarsi e giocare.


4. Allenare anche la testa

4 Il golf ci insegna una cosa molto particolare: possiamo avere lo stesso swing e giocare due golf completamente diversi. Perché cambia ciò che abbiamo nella testa. Una brutta buca può accompagnarci per le successive quattro. Un errore al tee della 1 può condizionare tutta la gara. Un putt sbagliato può rimanere nei nostri pensieri molto più a lungo di quanto meriterebbe.

Ma il colpo precedente non possiamo più cambiarlo. Possiamo soltanto scegliere come affrontare quello successivo.



Per questa nuova stagione il mio consiglio è quindi semplice: impariamo a stare nel colpo che abbiamo davanti. Non in quello appena sbagliato. Non in quello che arriverà tra tre buche. In quello che stiamo per giocare.

È una delle difficoltà più grandi del golf, ma anche una delle sue lezioni più belle.


5. Tornare a giocare per il piacere di farlo

5 Alla fine c’è una domanda che dovremmo farci più spesso: “Perché giochiamo a golf?” Per abbassare l’handicap, certo. Per migliorare il nostro score. Per vincere una gara. Per fare quel risultato che inseguiamo da mesi.

Ma c’è qualcosa che viene prima di tutto questo. Il piacere di stare sul campo.

Il rumore del bastone che colpisce bene la palla. Una passeggiata con gli amici. Un buon colpo giocato quando meno ce lo aspettavamo. Quel momento in cui, per qualche secondo, tutto sembra essere al posto giusto.

E forse questo dovrebbe essere il più importante dei nostri buoni propositi: tornare a divertirci mentre cerchiamo di migliorare.

Perché migliorare e divertirsi non sono due cose opposte. Anzi, molto spesso è proprio quando smettiamo di combattere contro il nostro gioco che iniziamo a giocare il nostro golf migliore.


Una nuova stagione non significa ricominciare da zero

Ogni volta che torniamo sul tee della 1 portiamo con noi tutto quello che abbiamo imparato. I colpi sbagliati e quelli perfetti. Le gare vinte e quelle che avremmo voluto dimenticare. Le giornate in cui la palla sembrava obbedirci e quelle in cui sembrava avere una volontà completamente diversa dalla nostra.

Tutto questo fa parte del nostro percorso. Per questo, quando ricominciate a giocare, non chiedetevi soltanto: “Quanto ci metterò a tornare quello di prima?”

Provate a farvi una domanda diversa: “Come voglio giocare questa nuova stagione?” Forse è questa la vera ripartenza. Perché migliorare nel golf non significa soltanto colpire più forte, mandare la palla più lontano o abbassare il proprio handicap. Significa conoscersi un po’ meglio.

Imparare ad ascoltare il proprio corpo. Gestire le proprie emozioni. Accettare che non tutti i colpi saranno perfetti. E imparare, sempre di più, a vivere quel momento unico che il golf sa regalare: quando tutto il resto scompare e rimangono soltanto noi, la palla e il colpo che stiamo per giocare.

Buona nuova stagione a tutti. Ci vediamo sul tee della 1.