
Nel golf si può sbagliare un colpo a giro o sbagliarne cento. La pallina può finire in acqua, inchiodarsi sull’orlo della buca o rotolare in una scarpata ma c’è una cosa che non deve accadere: non si bara. Il golgista americano Zach Holland invece si è inventato una hole-in-one falsa. Per i non addetti ai lavori fare una hole-in-one significa mandare la pallina in buca con il primo (e unico) colpo. Nell’episodio in questione significa imbucare al volo da 165 metri.
La premeditazione
Zach Holland ha ammesso di aver inventato una hole-in-one durante una gara del suo ormai ex-circolo, il WingHaven Country Club, nello stato Usa del Missouri. Lo ha fatto in modo ingegnoso e del tutto anti-sportivo: è arrivato in auto nei pressi della buca 4 qualche ora prima della gara e ha infilato una delle palline che aveva in sacca direttamente in buca.
Come se nulla fosse, l’ex promessa del golf universitario è tornata a casa per poi riprendere la sua normale routine al club: l’arrivo al circolo in orario, il ritiro dello score, il campo pratica… Tutto liscio fino alla fine della buca 3 quando ha avvisato i compagni di team di dover accelerare verso la 4. “Devo fare una telefonata urgente per sapere come sta mia nonna, molto malata. Gioco la 4 da solo, così non vi rallento e vi aspetto sul green”: queste più o meno le parole di Zach agli altri tre golfisti.
La finta “sorpresa” di Zach Holland
Quando i tre l’hanno ritrovato sul green della buca 4, Holland ha raccontato di aver colpito male la pallina e di averne perso la traiettoria. Dopo averla cercata vanamente, qualcuno ha pensato all’ultima spiaggia, ossia cercarla dentro la buca. Quindi i suoi compagni hanno festeggiato, credendo alla sua versione.
La gloria è stata breve: la notizia è arrivata subito in direzione dove qualcuno ha voluto vedere quel colpo super-fortunato. Del tiro non c’era traccia nelle telecamere di sicurezza che invece avevano documentato l’incursione mattutina di Holland. Subito sono scattati i procedimenti disciplinari a carico di Zach.
“Il WingHaven Country Club è conscio del clamore suscitato da un episodio che ha coinvolto un ex socio durante una gara ” ha dichiarato il general manager Nathan Charnes -. Il circolo ha affrontato immediatamente la questione. Consideriamo chiuso il caso”.
Le minacce e la confessione alla radio
La brutta storia ha fatto il giro dell’America e la situazione è presto degenerata. Di mezzo ci sono andati la moglie e i figli di Holland. Una situazione che ha spinto il golfista ad uscire allo scoperto per ammettere tutto. “Loro tre sono stati minacciati e presi di mira, non è giusto. Loro non c’entrano – ha detto Zach a ESPN Radio Saint Louis (dal minuto 33, ndr) -. Non c’è nessuna giustificazione per quello che ho fatto, ero completamente dalla parte del torto. È stata solo una totale stupidità. Ho preso una decisione sbagliata e devo pagarne io le conseguenze. Sto cercando di andare avanti nel miglior modo possibile, ma è dura. Credetemi: non sono un imbroglione”.
Holland ha così voluto assumersi fino in fondo la propria responsabilità. Solo su questo passaggio sentiamo di essere d’accordo con lui: la critica è legittima, la gogna contro persone che non hanno alcuna responsabilità non lo è. Le colpe dei padri non ricadano sui figli, davvero.
Una hole-in-one falsa che non vale niente
Quanto è difficile fare una hole-in-one? Le statistiche del National Hole-in-One Registry riportate dal sito della PGA stimano in circa una su 12.500 la probabilità per un golfista medio. Per un giocatore con handicap basso si scende a circa una su 5.000, mentre per un professionista del Tour è intorno a una su 3.000.
Non esistono stime o calcoli sulla reputazione di Holland, inevitabilmente compromessa. Dopo questa hole-in-one falsa, su qualsiasi tee di partenza in giro per gli Stati Uniti, qualcuno guarderà storto Zach e tutti lo guarderanno bene quando cercherà la sua pallina in campo.
Il perché
La cosa più difficile da capire è perché Holland abbia escogitato una bassezza simile. E’ vero: per la hole-in-one ogni circolo mette in palio qualcosa di speciale vista la difficoltà di realizzarla. In Missouri c’erano probabilmente in ballo diversi dollari. Ma vale veramente la pena giocarsi nome e carriera per un pugno di dollari? Scontata la risposta.
Perché l’ha fatto? La sua stessa risposta è forse la più disarmante: “completa stupidità”. Nessuna vera motivazione, nessuna spiegazione concreta. Lo sappiamo tutti: nel golf il risultato conta, naturalmente. Tutti vogliono abbassarsi di handicap, vincere o sognare di imbucare al volo. Sappiamo che non esiste la figura dell’arbitro. Il golfista è tenuto a contare i colpi e ammettere di aver violato le regole anche se nessuno l’ha visto.
Nel golf si sbaglia. Nel golf si perde. Nel golf si può anche fare una figuraccia ma non si bara. Mai. Perché il male lo fai solo a te stesso.

