Pagelle di Ryder Cup 2018: gioie europee e veleni americani

Un’altra edizione di Ryder Cup è pronta ad andare in soffitta con le sue (tante) gioie, le amarezze (a stelle e strisce) e i ricordi. Prima di tornare a pensare a PGA ed European Tour un ultimo sforzo per fissare Parigi per sempre in mente. Ecco le mie pagelle di Ryder Cup 2018, i voti agli europei e quelli agli americani. Di questi secondi stanno uscendo così tanti scheletri da riempire chissà quanti armadi (vedi Mickelson, DJ, Reed..).

Pagelle di Ryder Cup 2018

In fila per dare il cinque a mr Ryder 2018 (foto Afp)

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Patrick Reed, storia di un campione di golf e di antipatia

Siamo golfisti e siamo sinceri: Patrick Reed non sta simpatico a nessuno. E’ una delle poche certezze del mondo del golf: il nuovo Masters champion non va giù agli appassionati di golf, ai colleghi e nemmeno a sua sorella Hannah che, due anni fa, lo definì su Facebook “orribile sconosciuto ed egoista”.

AUGUSTA Patrick Reed verso il tee della buca 14 nel terzo giro dell'Augusta Masters (foto Afp).

AUGUSTA Patrick Reed verso il tee della buca 14 nel terzo giro dell’Augusta Masters (foto Afp).

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Augusta Masters 3, c’è Rory McIlroy tra Patrick Reed e la green jacket

Un Augusta Masters dal sapore di Ryder Cup: sembra ristretta a due giocatori (protagonisti ad Hazeltine due anni fa) la corsa per il titolo di Magnolia Lane. Dopo il terzo giro in vetta c’è l’americano Patrick Reed che ha chiuso a -14 colpi (69, 66, 67). Ad inseguire il nordirlandese Rory McIlroy, migliore di giornata (65) al pari di Rickie Fowler e John Rahm.

AUGUSTA Le azalee fanno da cornice a Rory McIlroy mentre cerca la sua pallina nella buca 13 durante il terzo giro all'Augusta National (foto Afp)

AUGUSTA Le azalee fanno da cornice a Rory McIlroy mentre cerca la sua pallina nella buca 13 durante il terzo giro all’Augusta National (foto Afp)

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La Ryder Cup saluta l’Europa, gli Stati Uniti vincono 17-11 con merito

La Ryder Cup torna negli Stati Uniti: gli Usa hanno vinto l’edizione numero 41 giocata ad Hazeltine, in Minnesota. E’ finita con un 17-11 maturato negli ultimi singoli quando ormai tutto era praticamente compiuto: il putt decisivo è stato quello di Ryan Moore, entrato in squadra solo sette giorni come terza wild card. E ora il suo nome è nella storia del golf Usa.

CHASKA, MN - OCTOBER 02: Phil Mickelson of the United States reacts after a putt on the 18th green during singles matches of the 2016 Ryder Cup at Hazeltine National Golf Club on October 2, 2016 in Chaska, Minnesota. David Cannon/Getty Images/AFP

CHASKA – Mickelson imbuca dalla distanza sulla 18 ed esulta (Foto Afp)

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#PrayForParis è anche nel golf a Shanghai Al BMW Masters la prima vittoria di Broberg

Il francese Julien Quisne nel minuto di silenzio – #prayforparis

L’eco degli attentati di Parigi è arrivata anche al Lake Malaren GC dove si giocava l’ultimo giro del BMW Masters, terza di quattro gare delle Final Four dell’European Tour. Sul campo di Shanghai, i giocatori hanno osservato un minuto di silenzio in omaggio alle vittime dell’attacco a Parigi. Momento sentito e toccante con i 78 pro ancora in gara, i rispettivi caddies e il pubblico intero immobili in piedi e in silenzio. Moltissimi giocatori hanno indossato un nastrino nero sul cappellino, qualcuno (come il francese Benjamin Hebert) vi ha scritto sopra anche “Pray for Paris”. Reed e Broberg hanno portato un vessillo con un simbolo della pace.

Patrick Reed e Kristoffer Broberg - #prayforparis

Patrick Reed e Kristoffer Broberg – #prayforparis

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Us Open, è golf o paesaggio lunare? FOTO In testa volano Spieth e Reed

Francesco Molinari ha rallentato il ritmo e con un parziale di 73 colpi (+3)  e lo score di 141 (+1) è arretrato dal settimo al 21° posto nel secondo giro dello US Open. Al comando con 135 (-5) Jordan Spieth e Patrick Reed che hanno un colpo di vantaggio sul sudafricano Branden Grace e su Dustin Johnson (136, -4). Da segnalare che Jason Day ha accusato vertigini sull’ultima buca, diagnosticate da sanitari come un problema all’orecchio. Ma quello dell’australiano non è l’unico disagio dell’edizione 2015 del major: nel mirino il percorso scelto, caratterizzato da decine di bunker e poco fairway verde. Chambers Bay sorge infatti su una ex cava di sabbia e ghiaia, nei pressi di Tacoma (Washington). Vi passa ancora la ferrovia e la vista è da cartolina, sulla stretto di Puget. Ha un solo albero.

Sergio Garcia alla buca 14

Tornando alla gara, ha ceduto con un 74 (+4) Henrik Stenson, 12° con 139 (-1), che era al comando con  Johnson dopo un giro, e sta deludendo Rory McIlroy,(44ª posizione con 144 ). Sempre malissimo Tiger Woods il quale all’80 (+10) iniziale ha aggiunto un 76 (+6) e ha stabilito un altro record personale negativo: non aveva mai segnato uno score così alto dopo 36 buche. Tiger è uscito per la seconda volta prima del tempo nell’US Open in 17 partecipazioni e ha subito il 13° taglio in carriera su 308 tornei nel PGA Tour.

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Ryder, Patrick Reed zittisce il pubblico: Callaway stampa quel gesto sul driver

Patrick Reed non è il giocatore più amato in Europa. Non lo era fino a domenica mattina e non lo è di sicuro da domenica pomeriggio quando il pro Usa si è lasciato andare a un brutto gesto durante la giornata di singoli di Ryder Cup. Cosa ha fatto questo rookie? Ha platealmente zittito il pubblico di Gleneagles dopo aver imbucato il putt per il birdie alla buca 7 nel match (poi vinto) con Henrik Stenson. Quel gesto ora diventa business: Callaway Golf ha infatti diffuso un video dove la sagoma di Reed mentre zittisce tutti viene impressa col laser sulla testa del driver. A futura memoria.

Un dito davanti alla bocca all’indirizzo del pubblico può sembrare una leggerezza per chi è abituato a sputi e/o dito medio in bell’evidenza. Eppure per il golf è un gesto che fa rumore, anche se la Ryder è un mondo a parte: la competizione tra Stati Uniti e Europa è l’unica gara in cui tifare è lecito, violando uno dei santuari di questo sport (vale a dire il silenzio prima e poco dopo ogni colpo). Tifo per tifo, gli americani sono molto meno politically correct dei tifosi del Vecchio Continente.

Certo bisogna calarsi nei panni di Patrick Reed, al debutto in Ryder: al momento della reazione, lui aveva Continua a leggere