Recovery Plan e golf, ecco perché si può ripartire insieme così

Massimiliano Laldi, Caterina Bini, Nicola Risaliti

Recovery Plan e golf sono due termini che dovrebbero andare sempre più di pari passo. Il nostro sport, declinato ad esempio come transizione ecologica, rientra infatti a pieno titolo nel piano nazionale di rilancio post pandemia.A Montecatini ne hanno parlato un vasto gruppo di addetti ai lavori. Da un lato il mondo del golf toscano e non solo, dall’altro la senatrice Caterina Bini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’incontro è stato promosso da Federgolf Toscana.

La Bini, riferiscono i presenti, non solo ha dimostrato grande interesse per le tematiche proposte, ma vi ha intravisto tutte le grandi potenzialità di sviluppo turistico . Il sottosegretario si è preso l’impegno di informare e illustrare i contenuti dell’incontro a Mario Draghi (che sappiamo essere un golfista). L’ideale sarebbe che dall’esecutivo venissero emanate linee guida alle Regioni per favorire il finanziamento dei progetti presentati dal mondo del golf. 

Alla riunione ha partecipato anche il governatore della Toscana Eugenio Giani. Il presidente ha assicurato tutto il suo appoggio per favorire la “transizione ecologica” dei campi da golf. Lo farà attraverso il finanziamento dei progetti di ristrutturazione degli impianti irrigui e di riconversione dei manti erbosi.

Non è escluso che nelle prossime settimane si tengano altri incontri con altri esponenti del governo che sovrintendono alle politiche turistiche ed ambientali.

 

Recovery Plan e golf: i numeri

Di seguito la relazione che ha aperto i lavori. Il testo è stato preparato da Andrea Scapuzzi e Nicola Risaliti, presidente e vicepresidente vicario Federgolf  Toscana.

“Il golf in Italia associa circa 90.000 tesserati, compresi oltre 700 professionisti affiliati alla PGA Italiana. Essi svolgono la loro attività in circa 300 strutture golfistiche. Sono strutture distribuite sull’intero territorio ma con una prevalenza nelle regioni del centro nord.

Il giro di affari complessivo dei golf club negli ultimi anni si aggira sul mezzo miliardo di euro all’anno. L’intero comparto dà lavoro diretto ad oltre 10.000 addetti tra operai, impiegati, manager e professionisti.

Numeri importanti per una attività che in Italia si svolge quasi in sordina. Un’attività che da qui al 2023, anno di svolgimento della Ryder Cup , è destinata ad elevarsi alle cronache sportive nazionali ed internazionali. Siamo davanti all’evento sportivo più importante al mondo dopo Olimpiadi ed Mondiali di calcio.

Recovery Plan e golf: gli aspetti positivi

La pandemia ha segnato un momento di stop di questo trend ed il lockdown hanno determinato una forte contrazione del fatturato. Il tutto ha  messo in grande crisi le strutture golfistiche. Tuttavia l’insorgere della pandemia si è rivelata una occasione utile per porre in risalto gli aspetti salutistici del golf. E’ uno sport da praticare ad ogni età, all’aperto ed in sicurezza, con un distanziamento sociale attuato in maniera naturale, costituendo esso stesso una caratteristica intrinseca della pratica golfistica.I team di gioco, poi, composti al massimo da quattro persone che svolgono la loro attività sportiva su una superficie territoriale di diverse decine di ettari. Anche questo ha innescato una nuova consapevolezza sia nel grande pubblico sia nel mondo degli addetti ai lavori. Gli evidenti aspetti salutistici che contraddistinguono il nostro sport possono costituire un volano di crescita dal punto di vista sportivo, economico e sociale.

Next Generation EU e lo sport

Adesso il governo, in accordo con gli altri governi dell’Unione Europea e nell’ambito del bilancio europeo Next Generation EU, ha varato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per il nostro Paese sono stanziate risorse complessive per circa 250 miliardi di euro da utilizzare fino al 2032. E il tutto all’insegna della “Transizione Ecologica e Digitale”.

Anche il mondo dello sport, particolarmente penalizzato dalla pandemia, è stato ricompreso in questa logica di sostegno e di rilancio nel Pnrr. Il Recovery Plan riconosce e valorizza la valenza sociale e turistica delle infrastrutture sportive, con riferimenti particolarmente attinenti al mondo del golf. Lo troviamo scritto nella MISSIONE 5 , da pagina 211 a pagina 223.

Tra i vari passaggi citiamo i più importanti:

Pagina 213 – “…è riconosciuto un ruolo strategico alla riqualificazione delle strutture sportive, volte a favore l’inclusione e l’integrazione sociale attraverso la diffusione della cultura dello sport, e alla progettazione urbana integrata, tesa alla rivitalizzazione e al miglioramento di ampie aree urbane degradate del territorio nazionale”.

 

Pagina 218 – “L’investimento è finalizzato a favorire il recupero delle aree urbane puntando sugli impianti sportivi e la realizzazione di parchi urbani attrezzati, al fine di favorire l’inclusione e l’integrazione sociale, soprattutto nelle zone più degradate…”.

 

Concetti che si attagliano alla perfezione al progetto della Federgolf denominato “50 Ryder Compact BioGolf” per la nascita di impianti golfistici compatti nelle periferie degradate delle città. Inoltre nello specifico paragrafo titolato “LO SPORT”, a pagina 223 si specifica che “l’attività sportiva ha inoltre un forte impatto economico, dall’impiantistica al turismo sportivo estivo e invernale, oltre alle molteplici attività complementari, da quelle manifatturiere a quelle delle attrezzature”.

Infine, per i golf dotati di strutture ricettive si aprono le ampie opportunità enunciate nella MISSIONE 1, misura M1C3: “TURISMO E CULTURA”. Per i golf dotati di aziende agricole si aprono le grandi prospettive indicate dalla MISSIONE 2 – RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA. Qui  ciascuna delle quattro misure in essa contenute sembra scritta apposta per favorire la riconversione ecologica ed il rilancio delle strutture golfistiche.

Stiamo parlando di

M2C1 – ECONOMIA CIRCOLARE E AGRICOLTURA SOSTENIBILE
M2C2 – ENERGIA RINNOVABILE….
M2C3 – EFFICIENZA ENERGETICA E RIQUALIFICAZIONE DEGLI EDIFICI
M2C4 – TUTELA DEL TERRITORIO E DELLA RISORSA IDRICA

 

Le richieste al governo

Per dimostrare la particolare corrispondenza tra Recovery Plan  e golf  abbiamo promosso studi specifici di settore. Lì sì pongono in risalto i grandi benefici derivanti dalla ristrutturazione degli impianti irrigui e la riconversione dei manti erbosi nei campi da golf esistenti. Si tratta di interventi che, una volta tradotti in progetti di investimento da candidare sui bandi regionali attuativi del Recovery Plan, possono proiettare il golf italiano nel grande turismo golfistico internazionale. Il turismo internazionale, come dimostrato dagli studi della IAGTO  è in grado di muovere numeri da capogiro.

Chiediamo quindi al governo di favorire lo sviluppo delle enormi potenzialità turistiche che il comparto golf può sviluppare nel nostro Paese.

Si chiede di contribuire oltretutto alla sua modernizzazione al pari delle principali economie occidentali, emanando direttive alle Regioni per una attuazione del PNRR. Questo piano dovrebbe facilitare l’accoglimento dei progetti di riconversione ecologica dei campi. Siamo certi che le risorse investite in queste infrastrutture turistico-sportive daranno vita a un effetto moltiplicatore di decine di volte attraverso la crescita dell’enorme indotto”.


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Nicola Risaliti: il Coni sia un interlocutore per il Recovery Plan

Una risposta a “Recovery Plan e golf, ecco perché si può ripartire insieme così

  1. L’impegno deve essere focalizzato sui più giovani (6-13anni), fare sistema fra tutti i circoli, convenzioni, modello USA,, ampliare capacità di ricezione ospiti più competitiva.

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