Sono donna e gioco a golf: in campo trattatemi da uomo

di Francesca Galeano*
Avrei dovuto scrivere un pezzo che raccontava di un bellissimo castello in Scozia con annesso campo ma sono donna e gioco a golf e la mia attenzione è stata attirata da alcuni commenti sessisti letti sui social.

Da qui l’esigenza di raccontare di quanto spesso si sottovalutino alcuni comportamenti ritenuti innocenti possano mettere noi donne a disagio.

Francesca Galeano

Che il golf sia uno sport dominato dagli uomini è un dato di fatto. I numeri di Federgolf dicono che su 90.229 iscritti 67.286 sono maschi e 22.943 femmine. Questo non stupisce: il dato è ahimè globale e non si limita solo al mondo del golf. Il nostro sport è però uno di quei pochi dove uomini e donne giocano insieme. Il sistema di handicap e la distanza dai battitori sono strumenti democratici che permettono a tutti – indipendentemente da livello e dal sesso – di giocare ad armi pari.

L’anima del golf è pura e non ammette le discriminazioni fatte dagli uomini.

Se dovessi riassumere questo sport in una sola parola userei il termine rispetto. Per il campo. Per gli altri golfisti. Per il gioco.

Amo questo sport perché a differenza di altri si affida all’integrità di ognuno di noi. E’ come nella vita: i conti alla fine li fai con te stesso.

I più appassionati saranno d’accordo con me se affermo che il golf, considerando tradizione, regole ed etichetta, è tra i più nobili degli sport. Questi argomenti potrebbero far pensare che il golf sia molto lontano da ogni tipo di discriminazione. Ma non è così.

 

Martha Burk e la battaglia (vinta) ad Augusta

Sono tanti i libri e gli articoli scritti sulle discriminazioni sul green e in molti si sono battuti affinché non ci fossero differenze tra razze e sesso.

Martha Burk è una di queste. Americana e attivista per i diritti delle donne, Burk è stata costretta ad indossare un giubbotto antiproiettile e a procurarsi una scorta durante il periodo delle contestazioni contro il più famoso ed esclusivo campo americano, l’Augusta National. Il circolo ai tempi esponeva con orgoglio il cartello: “Non sono ammessi cani e donne”. E non parliamo di un’epoca fa: stiamo scrivendo degli Anni 2000.

AUGUSTA Martha Burk parla ai manifestanti davanti all’Augusta National Golf Club il 12 aprila 2003 (Photo by STEVE SCHAEFER / AFP).

Quello che non tutti avevano capito è che in realtà la questione non riguardava il golf, sport che fra l’altro la Burk neanche ha mai praticato. Era un discorso di politica e di potere precluso alle donne.

Dopo dieci anni di lotta nel 2012 finalmente Augusta ha aperto le porte all’ex segretario di stato Condoleezza Rice e la finanziera della Carolina del Sud Darla Moore, prime donne a indossare la giacca verde. I più informati però sostengono che questa decisione sia stata adottata non tanto per uno spirito di solidarietà e di uguaglianza ma bensì per un motivo puramente economico. La protesta di Martha aveva attirato l’attenzione dei media allontanando alcuni importanti sponsor fondamentali per il Masters.

 

Anche l’Inghilterra si è adeguata

Nello stesso anno sulla scia di Augusta anche il Royal & Ancient Golf Club di St. Andrews votò a favore dell’ammissione delle donne all’interno del comitato.

Muirfield

MUIRFIELD (foto Afp / Adrian Dennis).

E fu questo comitato, composto anche da donne, che pochi anni dopo minacciò uno dei più prestigiosi club scozzesi, il Muirfield, di escluderlo dalla lista dei campi possibili dove disputare il più importante major europeo, ossia The Open, motivo per il quale dopo 273 anni l’esclusivo club si trovò costretto ad aprire le porte alle donne.

Insomma, qualche passo avanti seppur a fatica è stato fatto.

 

Sono donna e gioco a golf ma non comando

D’altronde la storia ci insegna come i tempi per le donne golfiste non siano mai stati facili. Tra i capi di accusa che costarono la testa alla madre del golf, la regina Mary Queen of Scotland, troviamo il giro di golf fatto a St Andrews troppo poco tempo dopo essere rimasta vedova del re di Francia. Lo sappiamo tutti: era solo uno dei tanti capri espiatori ma rimane uno dei motivi per cui è stata decapitata.

Ho letto tanto in questi giorni riguardo le discriminazioni e di quanto siano profonde, dal divario dei premi alla difficoltà che le donne hanno a ricoprire cariche importanti. Unica eccezione Suzy Whaley, fino a pochi giorni fa numero della PGA of America.

Il grande scrittore di golf del Guardian Peter Dobereiner una volta disse: “Il golf è stato immerso nel maschilismo per 500 anni, un maschilismo che non può essere sradicato dall’oggi al domani”. Concordo ma penso che il cambiamento dipenda anche dal comportamento di ognuno di noi e da quello che saremo capaci di insegnare alle nuove generazioni.

 

Pensate a giocare, non ai miei shorts

Sono donna e gioco a golf e per questo vorrei porre l’attenzione su un concetto molto più semplice legato al comportamento dei giocatori. Posso raccontarvi di – neanche troppo raramente – incontrare sui campi molti uomini che non si rendono conto come alcuni loro comportamenti siano discriminanti e mettano noi donne in imbarazzo.

Paige Spiranac, ormai ex golfista ma sempre al centro di attacchi sessisti

  • Mi piacerebbe in campo ricevere lo stesso rispetto dei giocatori maschi.
  • Vorrei sentirmi libera di indossare degli shorts senza la paura di sentirmi poi a disagio per sguardi e battutine di sconosciuti incontrati sul tee di partenza.
  • Mi piacerebbe non sentirmi dire che ho tirato un lungo driver superando tutti solo perché tiro dai battitori avanzati.
  • Vorrei non ricevere critiche che iniziano con ma perché voi donne…? come se il problema nello sbagliare un colpo dipendesse dal mio essere donna.
  • Mi piacerebbe venire trattata da giocatore senza nessuna discriminazione.

E poi cari uomini… ricordatevi che un giorno sul quel campo potrebbe esserci vostra figlia.

 

Donne, sorprendiamo noi gli uomini

A tutte le donne che come me hanno questa passione ricordo che il rispetto si conquista anche in campo. Studiate le regole, mettetevi un alzapitch in tasca e rastrellate i bunker: vi sorprenderete con quale stima possa guardarvi un compagno di team se mostrate sicurezza e competenza in campo.

Un ultimo appello a tutti i maestri di golf: non dimenticate di avere una grande responsabilità equiparata al tempo che trascorrete con i giovani. Siete anche un po’ maestri di vita, non solo di tecnica.

Sono donna e gioco a golf: ci vediamo in campo.


*Francesca Galeano è una tour operator titolare di golftourexperience. Per informazioni e scambi di opinioni è possibile contattarla scrivendole qua oppure al numero 393.9591606.


I COMMENTI DEI LETTORI

Paolo Fattori – Egregia Signora Galeano, sono un arbitro di golf della SZR2. Quest’anno data, la triste situazione, mi è toccata una sola giovanile a Campodoglio. Le norme anti-covid in atto obbligavano all’uso della mascherina sino al tee di partenza. Agivo da starter e ho riscontrato che gli unici fly che si presentavano in “regola” erano quelli delle fanciulle. Il suo articolo andrebbe appiccicato a tutti gli armadietti degli spogliatoi maschili. Grazie.

Andrea Mariani – Sono assolutamente d’accordo con Lei. Bello questo articolo e viva le donne che giocano a golf. I migliori saluti.  


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5 risposte a “Sono donna e gioco a golf: in campo trattatemi da uomo

  1. Tutto ampiamente condivisibile.
    Un solo appunto: la foto di Paige Spiranac, che non è il miglior esempio da portare per ottenere parità di trattamento, quando lei è la prima a sfruttare in maniera del tutto fuori luogo la sua indubbia bellezza per ottenere visibilità sul web.
    Basta verificare il tipo di video da lei pubblicati: difficile negare che determinati commenti siano voluta conseguenza, se non giustificabili.

    • Buongiorno Filippo, ho capito benissimo a quale video di Paige Spiranac si riferisce e temo di aver capito anche il collegamento con l’articolo di Francesca. Secondo lei “determinati commenti” (quelli legati al suo fisico e all’attività di golf influencer) “sono voluta conseguenza se non giustificabili” di quei video? Siamo nell’anno di grazia 2020: una donna è libera di fare ciò che vuole a letto o davanti a una webcam senza venire discriminata in un campo da golf.

  2. Gentile Sig. Bertozzi,
    è per le persone che la pensano come lei che ho scritto questo articolo.
    Il fatto che lei dichiari prima condivisibile il mio pensiero e giustificare subito dopo i commenti sessisti dei followers di Paige, è la dimostrazione di come, forse inconsapevolmente, lei stesso in questo commento abbia discriminato questa donna solo per il suo modo di vestire, non ho mai sentito nessuno discriminare un uomo a partire dal suo abbigliamento.
    Il problema è proprio questo e qui il golf forse neanche c’entra, finché si useranno due pesi e due misure sarà impossibile parlare di parità, in poche parole o io ho ragione e Paige si può vestire come vuole per dire quello che vuole, o io non ho ragione e lei non crede nella parità del genere.
    Cordialmente Francesca Galeano

  3. Ho apprezzato moltissimo il suo articolo e concordo pienamente con le sue considerazioni sull’argomento. Purtroppo assistiamo a tanti comportamenti negativi che, immagino come nella vita, tante persone portano con sé anche sul campo da golf.
    Nel rinnovarle la mia stima, la invito a arci leggere ancora articoli così interessanti, che dovrebbero far meditare molti frequentatori dei greens.
    Cordiali saluti.
    Fabio Faranda

  4. Ho letto con interesse il Suo articolo, che apprezzo e condivido pienamente.
    Purtroppo abbiamo ancora molta strada da fare per un pieno riconoscimento della libertà e dell’uguaglianza dei diritti delle donne, nel golf e, più in generale, nella società, ma è un obiettivo primario da perseguire, con fermezza e stile.
    Complimenti ancora.

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